Visualizzazione post con etichetta Feltrinelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Feltrinelli. Mostra tutti i post

lunedì 6 marzo 2017

Recensione #83 "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee *Feltrinelli*

Il buio oltre la siepe - Harper Lee
Feltrinelli - 11 luglio 1960
P. 290 - 8.50 € - Scheda del libro

Alabama 1935. Maycomb, contea di Abbot.
Tom Robinson, viene accusato di aver aggredito e picchiato Mayella Ewell nella sua abitazione.
Atticus Finch è l'avvocato d'ufficio assegnato dal giudice Taylor per la difesa dell'imputato.
Molto semplice, lineare, attuale, senza grinze.
Il fatto è che le grinze ci sono eccome, e sono di quelle che anche ad una temperatura elevata non si distendono. Le notiamo, ma le osserviamo con indifferenza, oggi come allora.
Mayella Ewell, donna bianca, vive nei pressi della discarica di Maycomb con il padre Bob, un fannullone getto e violento, nella più totale povertà, il sussidio come unica fonte di sostentamento.
Tom Robinson, uomo di colore, dimora con la moglie Helena e i due figlioletti poco prima della discarica, è occupato da otto anni in una casa di bianchi americani e ogni giorno passa davanti alla casa di Mayella per recarsi al lavoro.
La ragazza notandolo passare lo attira con la scusa di dovere svolgere mansioni inadatte ad una donna. Tom, generoso e servizievole, non nega il suo aiuto a Mayella. 
Gli Ewell lo trascinano in tribunale dove viene condannato ancor prima della sentenza.
La storia racchiusa tra queste pagine è un affresco dell'America degli anni trenta messa in ginocchio dalla grande depressione, un periodo di crisi economica estenuante, ma anche un momento in cui il colore della pelle era l'etichetta distintiva dell'essere umano, la mescolanza razziale era reato, la segregazione infettava ogni cosa e l'accettazione della diversità non era concepita nella quotidianità.
La comunità di Maycomb pettegola e sputasentenze, aspetta impaziente il giorno del processo, dà giudizi avventati basati su leggi discriminatorie.
Mentre tutto scorre, passeggiando per la strada del quartiere residenziale, mi imbatto nella casa dei Finch, attratta da un'inaspettata voce fuori dal coro.
A Scout Finch, l'eroina coi calzoni che a detta della zia Alexandra è un'insulto alla femminilità, è affidato il compito di raccontare la storia di un'ingiustizia dall'alto dei suoi nove anni, con la genuinità e l'ingenuità di un cuore puro non ancora inquinato dal pregiudizio.
I giochi con il fratello maggiore Jam e l'amico Dill, le lezioni noiose a scuola, le incursioni in casa Radley e i tentativi per stanare Boo rinchiuso dal padre molti anni addietro, le chiacchiere con Miss Maudie, i suoi fiori colorati e le torte squisite, gli insulti della signora Lafayette, le sciocchezze della Signora Crowford e i rimproveri di Calpurnia, la governante di colore a servizio dai Finch dalla morte della padrona di casa, non distraggono Scout dal suo dovere di voce narrante, che pulita e schietta arriva senza indugi a quello che per me è il cuore pulsante della storia: Atticus Finch.
Atticus Finch è un uomo dall'animo nobile, un avvocato saggio e intelligente, un padre premuroso e affettuoso, di quelli che alla sera dopo il lavoro accoglie la figlia piccola sulle ginocchia e il figlio più grande rannicchiato al suo fianco e legge con loro il giornale, gli racconta la giustizia, che crede nell'uguaglianza sopra ogni cosa e la trasmette ai suoi figli, due frutti ancora acerbi che grazie ai suoi insegnamenti matureranno polposi.
Atticus è un uomo che vive secondo la legge dei giusti, non ha paura di far parte di una minoranza, coraggioso prende le difese di un uomo senza preoccuparsi delle conseguenze che il colore della pelle procureranno a lui e ai suoi cari, anzi, ne approfitta per inculcare loro la grandezza d'animo.
Per il mio inguaribile senso di giustizia ho amato visceralmente Atticus, così corretto e razionale anche nei confronti di chi è in errore: ci insegna a valutare ogni situazione mettendosi sempre nei panni della controparte, un atteggiamento di una magnificenza irraggiungibile.
L'abilità dell'autrice è quella di aver trattato un tema così importante come il razzismo senza cadere nella retorica, concedendo alla storia la possibilità di svilupparsi in entrambi i sensi, senza giudicare il giusto o l'ingiusto, ma lasciando tanto ai personaggi quanto al lettore ampio respiro nel crearsi un'idea propria e riflettere senza condizionamenti su una tematica ancora oggi attuale a distanza di quasi un secolo.
Questo gioello di Harper Lee, è stato una rivelazione, un libro che ho sempre snobbato senza rendermi conto di cosa stavo perdendo; una penna sobria, obiettiva quella dell'autrice, non proprio scorrevole ad una prima lettura, tanti gli spunti di riflessione che obbligano a scalare di una marcia senza privare il lettore del piacere di rileggere tanti passaggi e soffermarsi su diverse scene, immaginando tutto con gli occhi di Scout e Jam.
L'opera si è aggiudicata il premio Pulitzer nel 1960, vanta una famosa trasposizione cinematografica in bianco e nero e un seguito, "Va', metti una sentinella" edito da Feltrinelli;  è un libro di grande valore, che ogni lettore dovrebbe custodire nel suo bagaglio di esperienze letterarie, un libro che si presta alla discussione, adatto tanto agli adulti quanto ai ragazzi.

Ringrazio il Club "Qualcuno con cui leggere" per aver condiviso questo piccolo grande capolavoro e per la bellissima discussione che ne è scaturita.






venerdì 3 marzo 2017

Parola d'autore #8 Intervista a Lorenzo Marone

Frammenti di un cuore d'inchiostro.
Rubrica ideata da me.

In un mondo che ha invertito la rotta e gira al contrario esistono ancora delle persone che si circondano di piccole cose semplici, di timidezza e dolcezza attenta, sembrano fragili e impaurite.
Poi scopri che queste persone hanno rimescolato il mazzo delle possibilità offerte dalla vita e hanno pescato un'altra carta. 
Coraggio, ecco cosa ci vuole per rimettersi in gioco, per reinventarsi un futuro nuovo, desiderato, totalmente diverso da quello prestabilito.
Oggi ho il piacere di ospitare qui nel mio angolino virtuale Lorenzo Marone, una persone che ha cambiato rotta e invertito il senso di marcia del suo mondo, e che "giocando" a fare lo scrittore, ha realizzato un sogno.
Dopo il burbero Cesare Annunziata che duella con il rimpianto e la tentazione di essere felice(i), il triste Erri Gargiulo dal sonno leggero, la sua famiglia allargata e la ricerca di un posto nel mondo, ecco che arriva una voce femminile, quella di Luce Di Notte, Napoletana "capatosta" dei Quartieri Spagnoli che si trova di fronte ad una scelta, andarsene o restare.
Nell'attesa di tuffarmi tra le pagine di "Magari domani resto", edito da Feltrinelli e già dal mese scorso in tutte le librerie, mi lascio coccolare dalle risposte sobrie dell'autore, che ha dimostrato ancora una volta di possedere una rara delicatezza d'animo.
Intervista
1- Sul tuo comodino: titolo, autore e pensiero sul libro
Stanotte guardiamo le stelle, Alì Ehsani. Libro che racconta il viaggio di Alì dall'Afghanistan all'Italia. Dovrebbero leggerlo tutti, a partire dalle scuole.
2- La scrittura nella tua vita
La scrittura mi ha cambiato la vita e mi permette ogni giorno di esternare il mio mondo interiore, di condividere con i lettori il mio sguardo sulle cose, di empatizzare con loro. È una forma di magia. 
3- Una citazione che ti rappresenti da uno dei tuoi libri
La felicità è una cosa piccola e silenziosa che, se fai troppo casino, ti sfila sulla testa e neanche te ne accorgi.
4- Il tuo libro in tre parole.
Credo sia un libro solare, allegro, pieno di vita e di speranza.
5- Perché leggerlo
Perché parla della vita di ognuno di noi, fatta a volte di vuoti e mancanze, ma anche di tante emozioni, di piccole grandi cose quotidiane che la rendono unica e magnifica.
6- Il filo conduttore che lega le tue opere
La ricerca di sé, sono tutti personaggi che si trovano bene o male a un bivio della loro esistenza e sono costretti a guardarsi dentro per trovare il coraggio di fare scelte, di cambiare le cose.
7- Affinità tra Lorenzo e Luce Di Notte
La stessa inquietudine forse. 
8- Luce, personaggio femminile, in che modo sei riuscito a vestire i suoi panni
Non so rispondere a questa domanda, credo che la sensibilità ti permetta di sentire ciò che sentono gli altri, di vestire i loro panni, di provare le loro stesse emozioni. Non è stato difficile, in tal senso, dare voce a Luce.
Il gioco dei Se fosse
Se Magari domani resto fosse: una canzone, sarebbe Alleria, di Pino Daniele, un colore, di certo l'azzurro del cielo, una stagione, manco a dirlo...la primavera!

Grazie di cuore a Lorenzo, per l'umiltà e la disponibilità.





lunedì 3 ottobre 2016

Le mie recensioni #69 "Felicità" di Will Ferguson *Feltrinelli*


Felicità - Will Ferguson
Feltrinelli - gennaio 2003
P. 301 - 16€
Sinossi qui
Will Ferguson (1964) è nato in Canada e ha studiato a Toronto. Caustico autore di diversi saggi umoristici sul suo paese natio, con Feltrinelli ha pubblicato il suo primo romanzo, Felicità® (2003), e il libro di viaggio Autostop con Buddha. Viaggio attraverso il Giappone (2007).

Buongiorno Cuori di Carta! Con un lungo sospiro rassegnato accogliamo un altro lunedì e inauguriamo la nuova settimana lavorativa con una recensione, e per fortuna che abbiamo i nostri libri.
Il libro di cui vi parlo oggi non sarebbe di certo mai finito nella mia libreria casalinga, nonostante la golosità, la stampa sulla cover e il titolo, a causa di una serie di muri mentali che sto cercando di abbattere e che mi impongono di fossilizzarmi su letture scontate.
Poi scovi La Libreria Volante a Lecco, ascolti i consigli di lettura azzeccati di Serena, Shanty e Andrea, scopri che Felicità di Ferguson è il libro scelto per il Book Club Volante.
La smania di partecipare ad un vero gruppo di lettura è tantissima, l'idea del confronto e della condivisione, il desiderio di rilassarmi in un luogo che è ormai casa, mi convincono a fare un tentativo, così acquisto il libro.
Leggo la trama e non sembra affatto nelle mie corde, ma dopo aver conosciuto i Librai Volanti ho imparato a prendere in considerazioni anche letture alternative, sono una lettrice in continua evoluzione, ho voglia di crescere e cambiare, è diventato un obbiettivo che mi sono prefissata.
Quindi che faccio? Mi fido e mi butto a capofitto nella lettura di Felicità, che con mio grande stupore, mi cattura dalle primissime battute!
La storia e la vita di Edwin De Valu si discostano nettamente dalla mia, lui svolge un lavoro fichissimo ai miei occhi, ma non è tutto oro quello che luccica.
Edwin è un giovane editor, lavora per una importante casa editrice americana e si occupa di redigere manuali di autoaiuto, ma non solo, ogni mattina entra nel tugurio che gli è stato assegnato e che funge da ufficio, senza finestre e dai muri completamente spogli, (un cazzotto in piena faccia alla creatività), mette mano alla pila di manoscritti non richiesti e gentilmente li rispedisce al mittente con una lettera di rifiuto, in realtà senza nemmeno controllarli.
Ma una mattina il suo istinto da redattore è attirato da un grosso fascio di fogli, decorato con tante margherite adesive sulla copertina, che porta il titolo di "Quello che ho imparato sulla montagna" di Tupac Soiree.
E dopo una serie di esilaranti siparietti e peripezie improbabili alla ricerca delle mille pagine cestinate come da prassi, tutto cambia, non solo per Edwin, ma il destino dell'America intera.
Quello che ho imparato sulla montagna è un manuale di self help capace di stravolgere tutto il sistema: moda, fumo, sesso, alcol, droga, soldi facili, l'intera società, con tutte le conseguenze incredibili del caso.
Assistiamo ad una vera e propria catastrofe, la gente, troppo in pace con sé stessa, non ha più bisogno di leggere libri, se non quello di Tupac Soiree.
Edwin è un personaggio che ho amato da subito, anche se la sua incapacità di non riuscire a prendere una posizione decisa, il suo accettare tutto passivamente in vari punti mi ha fatta arrabbiare, e nonostante una moglie insulsa, un lavoro poco gratificante e la negazione del vero amore,  l'empatia tra noi c'è stata, ho aspettato pazientemente la resa dei conti che è giunta dandomi ragione, vedendo il protagonista mettersi finalmente in gioco e buttarsi nell'impresa di scoprire la vera identità dell'autore del manuale.
Per tutta la lettura mi sono chiesta chi è veramente Tupac Soiree, un impostore, un approfittatore, una specie di guru, un medium, ma a questa domanda solo Edwin e lo stesso Tupac possono rispondere e vi assicuro che il finale rivelatore fa il botto, lasciando il lettore senza parole con quell'espressione stupita dipinta sul viso, una bellissima sensazione.
"L'allegria non è uno stato d'essere...E' un attività. L'allegria è un verbo non un nome. Non esiste indipendentemente dalle nostre azioni. L'allegria dovrebbe essere qualcosa di effimero e transitorio, perché non è fatta per essere permanente. La tristezza che pervade tutto, perfino l'allegria. Senza quella nemmeno l'allegria può esistere. L'allegria è ciò che facciamo. L'allegria è ballare nudi sotto la pioggia. L'allegria è pagana e assurda, e si mescola al desiderio e alla tristezza."
Will Ferguson è un narratore ironico e spigliato che miscela queste sue caratteristiche alla serietà degli argomenti che emergono dalla lettura, dà tanti spunti di riflessione importanti, la sua scrittura è piacevole e scorrevole, ci propone un libro che possiede diversi livelli emozionali: l'ansia e l'insoddisfazione lavorativa iniziale, la passività di Edwin che infastidisce, l'euforia del cambiamento e gli effetti negativi sulla psiche delle persone, la perdita dell'allegria e la piattezza dei sentimenti, la gioia per il riscatto del protagonista e la commozione nel momento della verità.
Felicità è un libro bellissimo, adatto a tutti. 
Ringrazio i Librai Volanti e le meravigliose lettrici presenti all'incontro, il primo di tanti.
Una storia singolare che non lascia indifferenti.
Uno spaccato di vita quotidiana minato dall'incisività della parola scritta.
Un esempio di come la natura umana sia suggestionabile,
e di come le apparenze ingannino.

Lettori, per oggi è tutto, come sempre aspetto di sapere che ne pensate del libro e qual'è la vostra idea di felicità. A presto. 

venerdì 23 settembre 2016

Le mie recensioni #67 "Le tartarughe tornano sempre" di Enzo Gianmaria Napolillo *Feltrinelli*

Le tartarughe tornano sempre - Enzo Gianmaria Napolillo
Feltrinelli - Marzo 2016
P. 224 - € 15
Sinossi qui
Enzo Gianmaria Napolillo è nato nel 1977. Vive tra Como e Milano, ma sogna di stare su un’isola del Mediterraneo.

“Le tartarughe tornano sempre” (Feltrinelli 2015) è il suo secondo romanzo. A marzo 2016 è andata in stampa la quinta edizione. E’ stato finalista al Premio Fiesole 2015.
Ha esordito nel 2009 con Remo contro (Pendragon), che ha avuto ottime recensioni e tre ristampe in pochissimi mesi.
Il tour de “Le tartarughe tornano sempre”, iniziato più di un anno fa, è ormai oltre le  100 date in tutta Italia, tra scuole, librerie, festival e teatri. Sta scrivendo il suo nuovo romanzo.
Dice di sé: “Scrivo per molte ragioni. Una, tra le più importanti, è la gioia che provo al termine di un pezzo che mi piace, e che mi piace così tanto da alzarmi dalla sedia con il pugno stretto e l’emozione che mi bagna gli occhi.
Mi ricorda quando in un torneo di tennis tiravo un potentissimo dritto vincente e sussurravo un “sì” esultante.
L’importante è vincere la partita, arrivare alla fine, ma è nel mezzo, tra la fatica, in un momento di felicità, che è nascosto il significato di ciò che si fa".
Le tartarughe tornano sempre. Nei mesi estivi i maschi e le femmine di tartarughe marine, si accoppiano al largo delle spiagge dove le seconde sono nate, per poi deporre le 200 uova che si schiuderanno simultaneamente dopo un periodo di incubazione sotto la sabbia compreso tra i 40 e i 65 giorni.
Nel mar Mediterraneo c'è un'isola che per la sua posizione è definita il ponte tra Europa e Nord Africa, un approdo scontato per le tartarughe ma anche per i migranti e i rifugiati che partono dai porti tunisini e libici.
E' qui che è nato Salvatore, figlio di un pescatore di Lampedusa.

"C'era un accordo segreto tra lui e quella terra, inciso nella pelle, un accordo che nessuna distanza può intaccare, frutto dell'appartenenza a un luogo che non si può abbandonare, che rimane negli occhi, come una vecchia foto che accompagna e rassicura."

Salvatore ama la sua terra rocciosa e ventosa, l'orizzonte che si tuffa nel mare cristallino, ama gli scorci selvaggi, il cambio repentino del vento, ama l'odore del pesce e la nave sgarrupata del padre, ama il cuore degli isolani.
Salvatore vive per la sua isola, e anche lui quando se ne va, come una tartaruga, torna.
Giulia è figlia di un isolano che ha lasciato Lampedusa molti anni addietro per cercare fortuna a Milano, e che ogni estate vi fa ritorno, riapre la sua casa e tuffa lo sguardo in quell'azzurro terso che ripulisce dal grigio della città.
Giulia e Salvatore sono adolescenti e innamorati. 
Lui aspetta trepidante la nave che gli riporta il suo amore per poter condividere con lei il sole, il mare, il vento, i profumi inebrianti, i primi teneri approcci  e tutta quella bellezza che commuove.
Giulia e Salvatore sono adolescenti e innamorati il giorno in cui quella bellezza si tramuta in orrore.
La spiaggia che li ha visti sfiorarsi e riempirsi di dolcezza diventa lo scenario di uno spettacolo che li segna tremendamente nel loro essere e la diversità di ceto sociale che un tempo li ha divisi, si annulla per unirli nel dolore, nella disperazione di quei corpi scuri che galleggiano al largo, che annaspano, che gridano, quegli occhi che implorano aiuto.
Sono anime affini quelle di Giulia e Salvatore, che si riscoprono tali nel desiderio di tendere la mano, di accogliere e amare quei visi dalla pelle scura che fuggono dalle lotte e dalla povertà, che si aggrappano alla speranza vana di farcela solcando le onde del Mediterraneo a bordo di un barcone che ospita centinaia e centinaia di corpi che con scontata probabilità hanno il destino segnato.
Gli sbarchi sono lo sfondo nebuloso dell'amore puro che lega i due protagonisti, costretti ad allontanarsi per poi perdersi contro la loro volontà a causa delle conseguenze che l'arrivo dei migranti provoca sull'isola: i turisti fuggono per non farvi più ritorno, vendono le case, non ci stanno a passare le vacanze vicino ai centri di accoglienza, loro la mano la ritraggono mentre gli abitanti di Lampedusa offrono la terra e il cuore.
Si separano, si scrivono, si rincorrono Giulia e Salvatore, ma anche lontani un pensiero comune li lega come fosse un filo indissolubile, marchiati sulla pelle dagli occhi di un bambino arenato sulla spiaggia, il sigillo che custodisce il destino che li separa e li riunisce, quell'istinto di donarsi al prossimo nonostante le diverse bandiere, l'istinto che li costringe a tornare, sempre.
Enzo è la spalla salda che mi ha sorretta, ha lenito come un balsamo un cuore in fiamme, ha asciugato lacrime che lui stesso ha provocato, mi ha regalato un punto di vista differente annullando la razionalità, mi ha condotta attraverso un viaggio dettato dal sentimento.
Da una Lampedusa dai vividi colori, dagli scorci di coste alte e frastagliate a una Milano ingrigita dallo smog dove l'azzurro del cielo si nasconde dietro una coltre di fumo, ho seguito come uno spettatore disilluso il passaggio dall'adolescenza all'età adulta dei due protagonisti, le loro scelte, gli incontri fugaci, le delusioni, l'amore per la propria terra e la tendenza al preservare la vita superando le frontiere, quella tendenza che nell'epilogo mi ha strappato un sospiro.
La voce dell'autore rimbomba come un'eco senza fine, profondo e incisivo il suo urlo, una presa di posizione netta nei confronti della natura umana e le sue tante sfaccettature, meravigliosa quanto paurosa può donarti l'anima come pretendere la tua.
Questo libro è tanto bello quanto difficile da recensire e per più di un attimo ho desiderato tenere la sua essenza per me. 
Le tartarughe tornano sempre é una storia che si fa amare per la grande quantità di sentimenti e fatti reali che racconta, oltre che per lo stile toccante che raggiunge il fulcro dell'animo umano, è una di quelle letture per le quali nessun termine, espressione o pensiero sembra essere appropriato. Il mio intento è quello di trasmettere il messaggio che l'autore ha voluto dare scrivendo questa storia e l'unico modo per farlo davvero è quello di consigliarvi di leggerlo, sperando che le mie parole siano il mezzo che vi condurrà a lui.


Una storia intensa e vera che avvolge in un abbraccio 
un mondo tristemente fossilizzato in una situazione di stallo 
che difficilmente troverà una soluzione dignitosa per tutti, 
ma che con infinito rispetto restituisce un briciolo di speranza 
a chi l'ha persa nella traversata del mediterraneo.




venerdì 8 aprile 2016

Recensione #47 "Adesso" di Chiara Gamberale / Feltrinelli

Titolo: Adesso
Autore: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
In libreria: febbraio 2016
Pagine: 216
Prezzo: 16 €

Sinossi: Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso... E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo "amoreterno", a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare? Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l'innamoramento dall'interno. Cercare parole per l'attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto "sotto le costole, all'altezza della pancia" dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l'affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da se stesso... 
"Come se non bastasse, perché adesso sia adesso, tutto quello di cui ha bisogno deve però togliersi di mezzo. Fare spazio.
Giusto il tempo di un soffio, di un sì, il tempo perché il tempo, quel bambino sfacciato che è il tempo, si faccia tulipano, si faccia minerale, si faccia altro.
E permetta a un momento di diventare un periodo: ma un periodo a forma di momento."

*Ammetto che con me Chiara Gamberale sfonda una porta aperta.
*Ammetto che potrebbe scrivere la lista della spesa e colpirmi.
*Ammetto che questo libro non è facile da amare, ma affermo con certezza che tra noi, me e Chiara, si è creata un'empatia che prescinde da tutto.
*Ammetto che i riferimenti a "Le luci nelle case degli altri", via Grotta Perfetta 315, Mandorla, Maria, mi hanno condizionata molto.

"Forse quest'adesso non porterà a nulla di buono nelle esistenze a cui sta puntando, ma peggio di quanto avete fatto voi è difficile fare.
Quindi almeno lasciategli libero il passaggio.
Solo così potrà arrivare dove deve. Aggirando le umiliazioni, perdendosi in una ferita per riemergere da un neo, solo così potrà fare breccia."

Leggere "Adesso" può non essere facile, le riflessioni dell'autrice racchiuse in alcune parti del romanzo sono comprensibili solo in parte, aleggiano nell'aria come tanti piccoli nonsense e portano il lettore a chiedersi dove sia il nesso con la storia, come alcuni personaggi, che non citerò, le cui vite si intrecciano con quelle  dei protagonisti in un battito d'ali, per essere immediatamente offuscate dalle anime di Lidia e Pietro, i pilastri della storia.
Lidia ho già avuto il piacere di conoscerla in "Le luci nelle case degli altri", e credo che chi ha letto "Adesso" e non conosce "Le luci", non possa apprezzarlo totalmente.
Il legame tra le due storie, anche se indipendenti una dall'altra, diventa inevitabile, essendo Adesso complicato da comprendere, ha bisogno, a mio parere, delle "Luci" per essere amato.
Lo stile è il medesimo per entrambe le opere, originale, unico, a tratti intangibile, necessita di riflessione per arrivare in profondità, ma il primo è "più romanzo", la narrazione segue un filone logico dall'inizio alla fine, mentre Adesso, racchiude sì una storia, ma alternata da pensieri sparsi, come se l'autrice parlasse a sè stessa, scrivesse un diario, come se tirasse le somme della sua esistenza e non facendone parte risulta a tratti incomprensibile.
Durante la lettura mi sono resa conto di aver confuso Chiara e Lidia: non so se a torto o ragione, ma sono diventate la stessa persona.
"Adesso" per me, è quell'attimo di estasi pura, quel breve periodo in cui le farfalle mettono in subbuglio lo stomaco, è un lasso di tempo in cui la felicità è totale, ti riempie, è concedere al  tempo di dilatarsi senza attutire quelle emozioni, perché è quando il momento diventa un periodo che bisogna essere bravi a intrappolarle, tenerle strette e vive, senza cadere nella banalità, senza mai essere scontati.
"Adesso" è andare oltre, guardare avanti, concedersi una seconda chance, aprirsi alle novità; adesso è perdere i punti fissi e ritrovarli dentro sè stessi, è non avere più certezze e cercarne di nuove, è non avere paura dei cambiamenti, è affrontare la vita con ottimismo, perché solo così la sua risposta sarà positiva.
Lidia e Pietro si incontrano sul set di Tutte le famiglie felici, in un momento della loro vita che è l'esatto contrario.
Entrambi in fase di divorzio, di certezze che crollano, di basi all'apparenza solide che si sgretolano, di sfiducia, di cuori chiusi.
Il pessimismo e l'incertezza impediscono a queste due anime di vivere l'adesso che bussa intimidito alla porta del loro cuore.
Ma il desiderio, la passione e la voglia di vivere si possono controllare? Possono assopirsi, ma non per sempre e quando si risvegliano, l'adesso freme per essere vissuto.
Lidia e Pietro entrano in punta di piedi l'uno nella vita dell'altro, imparano a stare lontani e a cercarsi, a mancarsi, ad affrontare ciò che li ha delusi e ad amare di nuovo.
Chiara Gamberale è una conduttrice in gamba, mi ha spinta senza remore nella vita di Lidia e Pietro, e come una spettatrice curiosa e un pò invadente li ho seguiti in camera da letto, ho scoperto le loro paure, li ho esortati a vivere il momento e a sperare che diventasse un periodo.
Ho sbirciato nel loro passato, triste e complicato...qui l'unica nota dolente della narrazione...il CURRICULUM VITAE AMATORIAE.
Cos'è? E' un vero e proprio documento che racchiude i traumi, l'infanzia, i problemi adolescenziali, la storia dei genitori, le esperienze sentimentali ed altri particolari che aiutano il lettore a conoscere i personaggi.
In questo caso sono una voce fuori dal coro, ho trovato questa scelta un pò fredda, la relazione sterile di una terza persona disinteressata, avrei preferito che l'autrice inserisse le vicende dei due protagonisti con delicatezza nella narrazione, per renderla più fluida e per aiutare il lettore ad entrare in sintonia con Lidia e Pietro; a parte questo apprezzo la decisione  coraggiosa dell'autrice di dare sfogo al suo estro, unico senza dubbio, il suo modo di comunicare con il lettore.
"Quindi stare insieme a una persona,
adesso,
che cosa significa?
Forse significa avere vome presupposto
la nostra complessità
e
quella dell'altra persona."
L'epilogo è bellissimo e proprio come lo desideravo.
Accogliere l'adesso, viverlo e farlo diventare un periodo che mantenga la stessa intensità del momento.
A questo punto dovrei consigliarvi di leggere questo romanzo, ma non lo farò, non la voglio questa responsabilità; non so se la mia personale chiave di lettura sia giusta o meno, lo è per me e vi dico solo che tra queste pagine è racchiusa l'essenza del mio approccio alla vita.
Vi abbraccio e vi auguro un buon fine settimana, a presto.