mercoledì 18 gennaio 2017

Recensione #75 "Viale dei Giganti" di Marc Dugain *Isbn Edizioni*

Viale dei Giganti - Marc Dugain
Isbn Edizioni - Anno 2013
Pagine 316 - 22.50 € - Scheda tecnica

“Pa’, ho una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che ho ammazzato la nonna. Quella cattiva è che ho ammazzato anche il nonno. L’ho fatto per risparmiargli il dolore di vedere la nonna morta”.

Viale dei Giganti narra la storia di uno dei più grandi serial killer mai esistiti, Edmund Kemper, che al momento della pubblicazione del romanzo era detenuto nel carcere di Vacaville, California.
Edmund Kemper è un gigante di centotrenta chili alto più di due metri, e ha solo quindici anni il 22 novembre del '63 quando JFK viene assassinato e lui uccide i nonni paterni a colpi di fucile.
Al Kenner, così si chiama Ed nel romanzo, si racconta al lettore, regalandogli la forte sensazione di stare interagendo realmente con lui. 
Qui la bravura di Marc Dugain: l'autore con maestria degna di nota e dote di pochi, come Andrea Tarabbia nel suo "Il giardino delle mosche", cede la parola al protagonista trasformando il libro in una sorta di autobiografia che porta il lettore a sentire la voce di Al e a dargli del tu instaurando tra i due una sorta di intima confidenza.
Al, dopo aver assassinato i nonni si costituisce dichiarando di essere nel pieno delle sue facoltà mentali e dopo cinque anni in un ospedale psichiatrico viene lasciato libero, apparentemente sano, con l'unica clausola: non dovrà mai più avere contatti con la madre.
Dopo il divorzio dei genitori Al si trasferisce alla fattoria dei nonni paterni: al nonno vuole anche bene, ma è succube di quella vecchia petulante che gli sta accanto da una vita, piena di rimproveri gridati nelle orecchie, di parole offensive, di ordini inflitti con disprezzo. 
Al è saturo di tutto questo, perde il lume della ragione e le spara alla nuca dopo l'ennesimo insulto. 
Ma cosa potrà mai fare quell'ometto così insignificante senza la nonna? Non sopporterà un dolore così forte, quindi lo fredda. L'unica cosa che gli dispiace è che il nonno dovrà subire quella donna anche nell'aldilà.
Cosa spinge un adolescente a compiere un atto tanto terribile quando dovrebbe solo divertirsi, provarci con le ragazze e uscire con gli amici dopo la scuola? 
Voi penserete che è nato con un tarlo mentale, che è un mostro. Io penso che quando è stato concepito fosse un esserino normale e che il seme del male si sia annidato nelle trame della sua mente mentre cresceva nel grembo materno e che sia la madre stessa il fattore scatenante di tanto orrore.
Al non ha mai abitato la casa di famiglia come gli altri membri, ma fin dalla nascita è rimasto confinato in cantina, la sua stanza, che condivideva con la caldaia a petrolio che azionandosi ogni ora per quindici minuti lo terrorizzava con il rombo e il crepitio delle fiamme nel buio del locale.
Al avrebbe tanto voluto salire la scaletta e chiudersi alle spalle la botola della cantina, ma non poteva, perché questa era bloccata dal peso della poltrona dove sua madre si stravaccava a guardare la televisione.
Disprezzo, insulti, angherie subite per anni, botte con la cintura borchiata, un odio profondo per questo figlio dal quoziente intellettivo pari a quello di Einstein, una mente geniale soffocata da così tanta cattiveria da tramutarla in mostruosità. 
Per questo mi domando: "Sono forse impazzita?" Tanto pazza da essermi lasciata logorare da un pianto inconsolabile e da tanto dolore provato per questo bambino che crescendo è uscito di senno, che ha sacrificato i nonni e almeno sei autostoppiste dell'Università di Santa Cruz decapitandole, ha ucciso la madre a martellate e la sua migliore amica per rispondere ad un richiamo incontrollabile, la follia di un uomo che non smette mai di implorare colei che gli ha dato la vita di restare sobria, di ascoltarlo, di parlargli come una madre, di non respingerlo, di smettere di ripetere di aver partorito un aborto.
Credo che la famiglia in cui nasciamo e cresciamo, la società che ci accoglie, siano l'impronta che lasceremo nel mondo, un marchio a fuoco nell'anima che inevitabilmente avrà delle ripercussioni positive o negative sul nostro modo di predisporci alla vita e alle altre persone.
Il padre di Al non ha saputo comportarsi da uomo, ha scelto la strada più facile, sparire, ha abbandonato il figlio senza remore, vigliaccamente si è rifatto una vita, mentre Al cerca con tutto sè stesso di capire e imparare a controllare la contraddizione che nasce dall'oppressione che prova negli spazi chiusi e quel desiderio di stare all'aperto che si tramuta in ansia nel momento in cui si realizza. Non ha mai un posto giusto per sè Al, è un uomo schiacciato dall'assenza di desiderio che raggiunge solo decapitando una donna, la mancata empatia nei confronti degli esseri umani e la mancanza d'amore, hanno generato un uomo offeso nell'intimità più profonda, freddo, calcolatore, trasfigurato, un killer seriale.
Marc Dugain mi ha coinvolta molto con la sua ricchezza stilistica, è riuscito a raccontare una storia vera sconvolgente priva di volgarità, smussando la ferocia con una raffinatezza fortemente incisiva. 
L'autore mi ha costretta ad una lotta interiore: la giustizia si applica a chi uccide fisicamente, ma non a chi uccide spiritualmente, così un bambino impazzisce e da adulto desidera vendetta che mette in atto senza pietà.
Non giustifico questi atti, non posso concepirli, provo orrore per le azioni di Ed Kemper, tanto quanto per la cattiveria inflittagli dalla nascita e continuamente per il resto dei suoi giorni da uomo libero, lo condanno e lo assolvo, ma condanno anche tutto ciò che indifferente gli è ruotato attorno.
Solo leggendo la sua voce si può afferrare la sua follia.

L'analisi introspettiva
di un uomo che ha segnato
l'America degli anni sessanta.
Una sorta di memoir in cui il protagonista
è l'unico giudice possibile.














venerdì 13 gennaio 2017

Le mie recensioni #74 "La vegetariana" di Han Kang *Adelphi*

La vegetariana - Han Kang
Adelphi - 2016
P. 177 - 18 €
Sinossi qui
Han Kang, figlia di uno scrittore, è nata nel 1970 nella Corea del Sud e ha esordito come scrittrice a 25 anni. The Vegetarian è stato pubblicato in inglese da Portobello Books. Han ha dovuto scriverlo a mano a causa di una lesione al polso provocata dall’uso prolungato della tastiera del computer. The Vegetarian è il primo libro dell’autrice ad essere stato tradotto in inglese.


E' possibile restare estasiati da un libro duro come questo? E affermare con certezza di averlo amato senza remore dopo tanta ferocia? Ho ben chiara la tematica, ma nel momento in cui penso a Yeong-hye la sua immagine a testa in giù mi assale, la sua verticale sottile, perfetta e immobile è scolpita dentro me. Razionalmente è disperazione, follemente è libertà. 

<< Io non lo sapevo. Pensavo che gli alberi stessero a testa in su...L'ho scoperto solo adesso. In realtà stanno con entrambe le braccia nella terra, tutti quanti. [...] Sai come l'ho scoperto? Be' ho fatto un sogno, e stavo sulla testa...Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici...E così affondavo nella terra. Sempre di più...Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori, così le allargavo; le divaricavo completamente...[...] Non ho bisogno di questo genere di cibo, sorella. Ho bisogno d'acqua.>>

Yeong-hye è una giovane moglie, una cuoca eccellente come richiede la tradizione coreana, le sue specialità sono piatti a base di carne e pesce con i quali delizia il marito e la famiglia.
Yeong-hye conduce una vita ritirata, il contatto con il marito è ridotto al minimo indispensabile: le camice stirate, i doveri coniugali, il cibo, poche parole e la presenza nelle serate professionali obbligate, è tutto ciò che le viene richiesto, come se Yeong-hye fosse solo un corpo privo di anima e sentimenti.
Una notte, al risveglio dopo una serata alcolica, l'altra metà del letto è vuota.  Lui si alza e intravede un fascio di luce debole provenire dalla cucina. Barcollante entra nella stanza e scorge Yeong-hye accovacciata davanti al frigorifero aperto mentre riempie dei grandi sacchi della spazzatura con tutti gli alimenti di derivazione animale: carne, pesce, uova, formaggio, latte.
Fino a qui Yeong-hye è un essere insignificante per il marito, la donna ordinaria che ha sposato per sfuggire al senso di inferiorità che lo attanaglia. la donna che non prende mai una posizione e che si lascia trattare come un oggetto, senza fiatare.
Da qui in poi, Yeong-hye, smette di essere una donna dozzinale.
Nella cultura sud coreana contrastare in tal modo la famiglia, il marito, è considerato un affronto inaccettabile, l'essere vegetariana, il diventare vegana in realtà, sviluppa un'accanimento nei confronti della donna, che innalza una barriera insormontabile dietro la quale cerca riparo.
A nessuno interessa il motivo di tale metamorfosi, ciò che importa è cercare in ogni modo di arrestare l'avanzata di questa forma di pazzia che si è impadronita della mente di Yeong-hye.
Ma quello della giovane donna è un urlo di dolore che riecheggia ancora dopo giorni e giorni nel cuore del lettore, un grido che si è perso nell'ottusità di una tradizione ingiusta, tanto lontana da noi quanto vicina, una sordità inventata per non sentire la verità.
Il male che si è insidiato nell'anima di Yeong-hye ha radici che affondano nell'infanzia violenta assopita con il raggiungimento dell'età adulta e risvegliata da un sogno tanto reale da concedere alla vittima la soluzione per sfuggire al tormento.
Il libro è suddiviso in tre atti perfetti, composti dallo stesso numero di pagine, attraverso i quali il
lettore potrà conoscere il punto di vista del marito, poi del cognato, infine della sorella, visioni dettate dall'aridità, dalla somiglianza e dal senso di colpa.
Il marito si presenta come un uomo viscido, incapace di amare e sostenere, colpevole di freddezza e disinteresse, la spinge nel baratro.
Il cognato è legato a lei da un filo sottile d'infelicità e insoddisfazione, un'infatuazione che opacizza il vero scopo, la usa senza capirla.
Il terzo atto è una presa di coscienza permeata di tristezza e rassegnazione. Il senso d'impotenza che prova la sorella di Yeong-hye di fronte alla violenza che segna a vita, le stringe la gola e mentre il senso di colpa la ossessiona, il corpo di Yeong-hye si dissolve. 
Il lettore non conoscerà mai il pensiero in prima persona della protagonista e credo che la scelta dell'autrice sia calzante, in quanto riconduce all'indifferenza della famiglia nei confronti del malessere che costringe Yeong-hye a desiderare l'annullamento totale del corpo, portandolo ad uno stato vegetativo.
 
La penna di Han Kang è tagliente, pulita, penetrante, è un viaggio intenso, è come leggere delle sequenze di immagini perfette, ed ecco la sensazione contraddittoria di dolore immenso giunti a fine lettura e di libertà, che mi ha pervasa immaginandola davanti alla vetrata dell'ospedale, decisa a sostenere la sua idea di vita, a testa in giù, dritta come una pertica sulle mani, ricoperta di boccioli di rosa.
Un libro bellissimo nella sua ferocia.
Una prosa incisiva e profonda.
Una storia dall'inchiostro indelebile.

lunedì 9 gennaio 2017

Top 10 Books in my Opinion #2 "Classifica Emozionale 2016"

Bilancio letterario e scaletta emozionale. Rubrica ideata da me.

Buongiorno lettori, oggi si torna alla normalità, inscatolate le feste la routine fa capolino e si impossessa di ciò che le appartiene. 
Tutte le attività riprendono e anche il blog riapre i battenti con il consueto bilancio delle letture. Quello appena passato è stato un anno di forti cambiamenti, ho sentito quindi l'esigenza di prendermi tutto il tempo necessario per riflettere sui libri che mi sono passati tra le mani.
I miei orizzonti si sono ampliati e non solo nelle letture, ma anche nella gestione di questo spazio, che ha smesso di rincorrere scadenze di pubblicazione, obblighi e ansie.
Mi sono resa conto che nel suo primo anno di vita il blog ha seguito un'onda sbagliata, e non rispecchiava più il motivo per cui è nato: è diventato una rincorsa per accontentare gli altri e assecondare "la moda" del momento.
Questo spazio è pura condivisione e accrescimento, è la libertà di godere della lettura senza imposizioni. "La moda" la seguo per le scarpe, non per i libri.
Sono riuscita a fare questo negli ultimi tre mesi, ho letto libri che mai avrei pensato e che mi hanno appagata profondamente. 
Questa sarà la linea che il blog seguirà: i libri che desidero leggere e la mia onesta opinione.
Senza classifiche numerate ma guidata solo dalle emozioni, ecco il mio bilancio letterario 2016

Rivelazione
Nemesi di Philip Roth / Einaudi recensione
Quando le nostre strade si sono incrociate stavo vivendo un periodo un pò insipido dal punto di vista letterario. Philip Roth non è solo una rivelazione, è una svolta, è l'autore che mi tiene ancorata alla realtà urlandomi: "Ehy sveglia!". E' ferocia e profondità. 
Meglio non farsi illusioni. Meglio leggere Roth.
Indimenticabile
Il giardino delle mosche di Andrea Tarabbia / Ponte alle Grazie recensione
Di Andrea Tarabbia non scorderò mai l'abilità di scrittura, non scorderò mai le cinque di mattina sul divano, gli occhi spalancati, il cuore a mille e le mani sudate, non scorderò mai come una storia ha invaso con tanta prepotenza la mia vita di lettrice. 
La storia vera del mostro di Rostov è senza dubbio qualcosa di scioccante, ma la genialità l'ha fatta l'autore concedendogli nuovamente la parola. La storia del mostro, narrata con i suoi stessi occhi.
Illuminante
Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo / Feltrinelli recensione
Un libro che riguarda un argomento attuale da molti anni, l'immigrazione e i primi sbarchi, ciò che succede quando cala il sipario e quello che la cattiveria degli esseri umani nasconde. Poi ci sono loro, Giulia e Salvatore, le loro famiglie, i diversi punti di vista e obbiettivi, il loro amore e la voglia di salvezza.
Poi c'è Enzo, dalla penna nel contempo delicata e struggente, così toccante e vera da diventare un balsamo per i cuori più freddi e convincere le menti piu testarde.
Veritiero
Benedizione di Kent Haruf / NNE recensione
Viale dei Giganti di Marc Dugain / ISBN recensione il 18/1
Patrimonio di Philip Roth / Einaudi da recensire
La sobrietà di Haruf, il magnetismo di Dugain e la ferocia di Roth, non c'è niente di più vero di ciò che si trova in questi libri. La famiglia e l'influenza su ogni individuo, la vita che giunge al capolinea, dolore, amore e odio incondizionati, la nuda e cruda voce della realtà, la più bella a mio parere, perchè in fondo a cosa servono i libri? A dare voce, a spiegare, insegnare, ad aprire gli occhi.
Interessante
Una dolce carezza di William Boyd / Neri Pozza recensione
Leaving di Jodi Picolut / Corbaccio recensione
Due letture che hanno decisamente lasciato il segno e che hanno stuzzicato la mia curiosità di lettrice. 
William Boyd ci propone il ritratto di Amory Clay, una donna eccezionale, coraggiosa, una tra le prime fotografe inviate di guerra, con interessanti accenni al conflitto mondiale e all'evoluzione della fotografia. Un memoir perfetto.
Primo approccio con l'autrice Jodi Picoult che nel suo romanzo tinto di giallo, intreccia la scomparsa della ricercatrice Alice Metcalf, allo studio degli elefanti nel momento del lutto, e che con le sue originali tre voci narranti mi ha tenuta incollata fino all'ultima pagina.
Attraverso i diari straordinari della ricercatrice, il lettore può soddisfare la sua curiosità riguardo al mondo degli elefanti, alle loro abitudini e fare un viaggio immaginario in Africa, per me un sogno da sempre.
Sconvolgente
La vegetariana di Han Kang / Adelphi recensione il 13/1
Questo è il libro che mi ha iniziata alla letteratura asiatica, un libro di forte impatto.
Mi ha insegnato tradizioni e imposizioni di un mondo tanto diverso dal nostro, ma tanto simile nell' accettazione di cambiamenti estremi nell'alimentazione, un mondo che mi affascina per la determinazione e mi respinge per la durezza e aridità dei rapporti.
La penna meravigliosa di Han Kang è ora armonica ora cruda, servendosi dell'incisività delle immagini che sostituiscono l'inchiostro nero della pagina, narra le vicissitudini che portano Yeong-hye a diventare vegana e a costringere il suo corpo ad uno stato vegetativo per sfuggire al dolore della violenza. 
Magico
Lo strano viaggio di un oggetto smarrito di Salvatore Basile / Garzanti recensione
Michele ed Elena fanno parte di quei personaggi che ti insegnano che quando durante il percorso della vita cadi, vieni ferito e soffri, c'è sempre un appiglio a cui aggrapparsi e una nuova strada da seguire, una seconda possibilità, basta lasciare aperta la porta del cuore.
Una favola incastonata nella realtà che con un pizzico di magia ha tinto di colori pastello la speranza.
Commovente
Quella vita che ci manca di Valentina D'Urbano / Longanesi recensione
Aspettando Bojangles di Olivier Bourdeaut / Neri Pozza recensione
La Fortezza è uno di quei luoghi da cui tutti vogliono scappare, io invece dopo aver pianto lacrime amare ne "Il rumore dei tuoi passi" ci sono tornata per restarci. 
Valentina e il suo graffio, le sue situazioni complicate, i personaggi dalla vita incasinata, l'amore che travolge e a volte distrugge, i destini segnati e i risvolti inaspettati.
Amo le storie tormentate scritte così, senza pietà, che puntano i riflettori sulla durezza della vita.
Aspettando Bojangles è la storia di un'appassionata famiglia, non convenzionale, una famiglia speciale che fa della follia l'ingrediente fondamentale, che la asseconda con dolcezza, colori vivaci e risate di gusto. La piccola voce narrante commuove descrivendo la vita che conduce con i suoi pazzi genitori e guida teneramente il lettore verso l'epilogo, il triste ritorno alla realtà.
Deludente
Non aspettare la notte di Valentina D'Urbano / Longanesi non recensito
Valentina D'Urbano è la mia autrice preferita, ho letto e amato tutto di lei, ma non questo.
Dello stile graffiante neanche l'ombra, i pensieri profondi accennati di rado, scontato e dai risvolti banali, una storia d'amore come mille altre, patetica la malattia di lui, non regge il ruolo di lei, poco sviluppato quello dei comprimari, ambientazioni che non hanno alcun peso nella narrazione.
Menzione Speciale: Autori Italiani
Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi / Neri Pozza recensione
L'amore è una favola di Annarita Briganti / Cairo recensione
La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone / Longanesi recensione
Non poteva mancare la menzione speciale agli autori italiani, molto diversi tra loro ma tutti con tanto da donare dal punto di vista della scrittura e dell'umanità.
Francesca raffinata e ammaliante, Annarita schietta e aperta, Lorenzo delicato e attuale.
Entrare nella vita di Fiamma, Gioia ed Erri ha significato affiancarli nella ricerca dell'amore, condividere solitudine, malinconia, rimpianto e verità. 
Romanzi che fanno riflettere, che colmano voragini interiori, che arricchiscono.

 

lunedì 19 dicembre 2016

Monthly Recap #12 *Novembre 2016*

Il periodo che precede il Natale è sempre molto faticoso per me, dal punto di vista lavorativo, fisico e organizzativo. Le ore fuori casa sono tantissime, la stanchezza e l'affaticamento mi costringono a rallentare il ritmo e le energie che solitamente spendo per le mie passioni sono totalmente assorbite dal resto. 
Ho letto libri bellissimi a rilento e scritto ancora meno, per questo motivo io e il mio angoletto virtuale staccheremo la spina e ci concederemo una meritata pausa natalizia, ho il desiderio di dedicarmi alla mia famiglia, di calore, luci colorate, nastri, carta da pacchi e di ridere guardando le faccine stupite dei miei nipoti davanti ai Babbi Natale e alle Befane, senza influenze virtuali.
Ma prima di chiudere i battenti vi lascio il consueto riassunto del mio mese letterario.

Recap letture
1- Faber di Tristan Garcia - NNE *Recensione*
2- Lizzie di Shirley Jackson - Adelphi *Recensione*
3- Nemesi di Philip Roth - Einaudi *Recensione*
4- La vegetariana di Han Kang - Adelphi *Da recensire*
Lettura da batticuore
Philip Roth è una di quelle scoperte che cambiano la vita, un autore pretenzioso, un pilastro della letteratura americana che intimorisce, ma chi si avvicina a lui difficilmente lo lascia. 
Nei suoi libri c'è schiettezza, c'è la ferocia della vita e tutta la verità che la riguarda. Roth è un grandissimo autore, io leggerò possibilmente tutto di lui.
Per quanto riguarda il mio mese da accumulatrice compulsiva ho spaziato tra varie case editrici, Einaudi, Adelphi, Mondadori, Nutrimenti, Beat e Big Sur e autori, Roth ovviamente, il nuovo di Manzini, l'ultimo di Zafòn, un paio di volumi della Jackson, il western di Hall, due libri di Domenico Dara, acclamato per la sua particolare delicatezza, e ancora Haruki, Shimazaki, Kang, Ernaux, Carlotto, Nevo, Tartt e Cline. Ne conoscete qualcuno? 

Omaggi
Ringrazio la casa editrice Cairo per avermi inviato la copia cartacea di "Caino" il seguito de "Il regista*Recensione*  fantastico thriller congegnato da Elisabetta Cametti*Intervista*.
Cercherò di leggerlo nel momento più adatto per dargli l'attenzione e il giudizio che merita, non sono in un buon periodo thriller, quindi preferisco rimandare e aspettare di avere la giusta obbiettività.
Per il mese di dicembre non stilerò nessun elenco di lettura, mi lascerò guidare dall'istinto e cercherò di scegliere ciò che desidero leggere nel momento della scelta.
Ho già concluso la lettura di Viale dei giganti di Marc Dugain, libro straordinario sulla vita del serial killer Ed Kemper; ho già in lettura Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafòn e Patrimonio di Philip Roth.
Le mie opinioni dopo la pausa natalizia.

Il blog resterà chiuso dal 20 dicembre all' 8 gennaio.
Auguro a tutti i lettori un Natale fatto di tempo da dedicare agli altri e un sereno nuovo inizio.
Ci rileggiamo il 9 gennaio.



venerdì 9 dicembre 2016

A Spasso Tra...Le Pagine! #4 Nemesi di Philip Roth *Einaudi*

Buongiorno lettori, eccomi per parlare ancora di libri, torno un pò affaticata dal periodo pre - natalizio che sto vivendo con qualche difficoltà e pensieruccio, diciamo che anche alla felicità è concessi qualche attimo di defiance.
Quindi, mentre affronto le prove che la vita mi butta addosso, mi rimbocco le maniche e vi presento un autore che è una grande, grandissima scoperta, Philip Roth e la prima opera grazie alla quale ho cominciato ad amarlo, Nemesi.
Per parlarvi di Nemesi userò una rubrica versatile che sonnecchia da parecchio, nata senza uno scopo preciso, oggi la utilizzerò così, estrapolando delle parti del testo in modo che possiate conoscere la penna dell'autore, per poi lasciarvi il mio pensiero, buona lettura.
Nemesi - Philip Roth
Einaudi - 2011
P. 183 - € 11
Philip Roth è un uomo e uno scrittore dalle mille sfaccettature, ha vinto il Pulitzer nel 1997 con Pastorale Americana, ma sarebbe riduttivo scrivere solo poche righe su di lui, quindi vi lascio il link dove potrete conoscere meglio le sue tantissime opere e avere qualche dettaglio in più sulla sua vita, qui.

Incipit
"Il primo caso di polio quell'estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memorial Day, in un quartiere italiano povero all'altro capo della città rispetto al nostro.
Dall'angolo sudoccidentale di Newark, nella zona ebraica di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi successivi, una decina, sparpagliati quasi in tutti i quartieri tranne il nostro".
L'incipit è il benvenuto dell'autore al lettore, il suo modo di presentarsi puntando i riflettori su quello che leggerà, il modo di farsi spazio nella sua mente disegnando il cerchio empatico in cui il lettore potrà trovare il suo posto.
Philip Roth è un autore incisivo che scrive per lasciare il segno e nell'incipit di Nemesi, smaschera il tema del romanzo con decisione, un tema non attuale ma di grande impatto, ci catapulta nei meandri di un periodo storico fondamentale e una malattia tremenda: la poliomelite.


Tema
"...una malattia capace di paralizzare un giovanotto rendendolo permanentemente invalido, deforme o impossibilitato a respirare al di fuori di quel cilindro metallico chiamato polmone d'acciaio - capace anche di portare alla paralisi dei muscoli respiratori alla morte - creava grande inquietudine nei genitori del nostro quartiere, e turbava la tranquillità d'animo dei bambini..."
Nemesi è una lettura difficile da affrontare, ma resa interessante dal modo di raccontare la malattia da parte dell'autore che è stato bravo a romanzare una parte di storia senza privarla della sua importanza, enfatizzando l'epidemia di poliomelite nella Seconda Guerra Mondiale scegliendo come tramite il granitico Bucky Cantor.
Detta anche polio o paralisi infantile, (tale era considerata quando si pensava che infettasse soprattutto i bambini), questa malattia colpiva chiunque con conseguenze atroci, non c'era un vaccino per prevenirla né una cura dopo averla contratta; gli adolescenti erano i primi ad essere colpiti, senza una causa apparente, ma la trasmettevano anche agli adulti, come successe al Presidente in carica Roosvelt.
Oltre alla devastazione fisica, Roth, focalizza l'attenzione del lettore sulla personalità del protagonista, il suo impegno, il suo senso del dovere, il senso di colpa che lo logora e il dubbio sull'esistenza di Dio.

Ambientazione
"A Newark, in basso com'era, le estati erano molto umide, ed essendo la città in parte circondata da vasti acquitrini - gran fonte di malaria ai tempi in cui anche quella era una malattia incontrollabile -, c'erano sciami di zanzare da scacciare e schiacciare quando la sera ce ne stavamo seduti sulle sedie da spiaggia in vicoli e vialetti cercando all'aperto un pò di requie dall'afa dei nostri appartamenti, dove per mitigare il caldo infernale non avevamo altro che docce fredde e acqua ghiacciata."
New Jersey, Contea di Essex, Newark, 1943.
E' il quartiere ebraico di Weequahic a fare da sfondo alla seconda grande epidemia di polio, con la sua afa estenuante, portatrice di zanzare e mosche, ritenute una delle possibili cause, come i gatti e i cani randagi, la poca igiene, le fontane pubbliche, il sovraffaticamento, e lo stare a stretto contatto sudati e sporchi.
E' facile immaginare quanto fosse difficile tenere lontani i bambini e i ragazzi dalle attività estive sotto il sol leone, ciò voleva dire privarli della libertà bramata per un intero anno di scuola, privarli delle attività proposte al campo giochi della scuola a cui partecipavano coloro che non godevano del privilegio di passare una vacanza fuori città.
Il softball li impegnava per ore sull'asfalto rovente del campo giochi, un inning dietro l'altro decretava vincitori e vinti che sudici e accaldati si dissetavano alle fontane e si riposavano sulle panchine uno appiccicato all'altro, spassandosela ingenuamente, incuranti di ciò che tale comportamento poteva provocare: l'insorgere della malattia.

Protagonista
"Su quel corpo compatto troneggiava una testa notevole, una combinazione di tratti sbilenchi e obliqui: zigomi alti e pronunciati, fronte alta, mascella spigolosa e un naso lungo e dritto [...].
Aveva la faccia ferrea, inalterabile, straordinariamente baldanzosa di un giovane uomo ben piantato su cui sin poteva fare affidamento."
Per un periodo durante la sua infanzia l'avevano chiamato Asso per via delle orecchie a punta, finché il nonno materno non l'aveva soprannominato Bucky.
Lo sguardo profondo come un cratere, la voce a tratti stridula che non stonava con il fisico possente dell'insegnante di ginnastica della scuola di Weequahic, Bucky Cantor, l'ottimo atleta penalizzato dalla scarsa vista e dalla bassa statura, scartato all'ufficio di reclutamento, eseguiva il suo lavoro con dedizione, amava i suoi studenti, e nell'estate del 1943, mentre i suoi coetanei erano in guerra, veniva ingaggiato come animatore del campo giochi estivo.
Rimasto senza genitori alla nascita, Bucky è cresciuto con i nonni materni, il nonno gli ha trasmesso gli ideali che da adulto ha scelto di insegnare ai suoi studenti: la dedizione per lo studio, ma anche per lo sport, la determinazione, la sana competizione e la forza che deriva da un corpo sano che concilia mente e fisico. Un personaggio complesso , ma straordinario.

Il mio pensiero
Nemesi è una delle tante frecce scagliate dall'arco di Philip Roth, la prima che ha seguito la traiettoria giusta per fare breccia nella mia testa, perchè lì si è conficcata e lì è rimasta.
Il percorso che intraprende l'autore è perfetto in tutte le sue parti, non ci sono pecche nel suo scritto dal punto di vista stilistico e dal punto di vista dell'impostazione narrativa.
La voce narrante, la cui identità non è immediata, ma viene svelata fugacemente a metà lettura per poi divenire una certezza nell'epilogo amaro, ha l'arduo compito di guidare il lettore attraverso il percorso che Bucky deve affrontare e che gli costerà dolore e sofferenza.
L'anno in cui viene ingaggiato come animatore al campo giochi della scuola è l'anno della polio a Newark, l'estate in cui la malattia comincia a prendersi i suoi ragazzi.
Lui né è certo, è stato attento a seguire le regole per evitare l'insorgere della polio...ma forse non abbastanza.
Giorno dopo giorno si reca al campo, determinato a sostenere gli studenti che ancora non hanno avuto il divieto dei genitori spaventati a frequentare il gruppo, ragazzi che diventano sempre meno, si ammalano, in alcuni casi muoiono; in lui si insinua il senso di colpa che lo spezza e la paura che lo costringe a gettare la spugna e ad accettare un impiego come animatore a Indian Hill, un campo estivo situato sulle Pocono Mountains, lontano dall'afa e da tutto ciò che può scatenare la malattia.
Qui, non solo riabbraccia la sua amata Marcia, ma gode di un ambiente perfetto per gli sport, adolescenti forti e in salute, trova appagamento nell'insegnare la disciplina del nuoto e dei tuffi, in cui eccelle.
Ma anche in questo luogo distante dal resto del mondo, dove si conduce un'esistenza quasi ultraterrena, lontano dalla guerra e dal pericolo della malattia, dove risate e felicità imperversano e la natura la fa da padrona, i colori accesi di un'estate perfetta iniziano a sbiadire e cedono il passo ad una grigia e triste realtà.
Sarà questo il momento in cui Bucky Cantor metterà in discussione sé stesso, le sue scelte, il suo futuro, colpevolizzandosi eccessivamente e portando il peso del mondo sulle spalle come un fardello impossibile da scrollarsi di dosso, annientato da una netta presa di posizione nei confronti di Dio, della sua assenza come artefice di tanta ingiustizia.
Il romanzo è diviso in tre atti che dettano i tempi della narrazione in cui il lettore si sente a suo agio, colpito dalle parole dell'autore, incisive, feroci e toccanti e con queste stesse parole, Roth ha creato un personaggio complesso, difficilmente comprensibile, eccessivo per certi versi, ne esplora la mente, il cuore, il corpo e ne proietta un'immagine nuova impossibile da respingere, ma facile da accettare e capire, un personaggio che stimo e in cui a tratti mi rispecchio.
Ciò che ho apprezzato maggiormente di questo autore e che mi spinge a consigliarlo, è l'abilità di miscelare avvenimenti storici importanti ad un'analisi accurata della mente umana senza mai essere pesante, impiantando definitivamente le sue parole "nel lettore".
Nemesi è senza dubbio un libro che va letto a mente libera, senza impedimenti, è un libro che fa riflettere e Roth un autore pretenzioso, che svuota e arricchisce, che va digerito e più i giorni passano dalla fine della lettura, più l'amore nei suoi confronti cresce.
Consigliato a chi desidera una lettura impegnata.
Grazie alla mia Lettrice Impertinente e Amica Ida, per il consiglio.