venerdì 31 marzo 2017

Quello che un blogger, (forse), non dice.

Vi è mai capitato di sentirvi inglobati in qualcosa che imbriglia la mente?
Di sentirvi insofferenti pensando a quel "qualcosa", di rigirarvi tra le lenzuola in un sonno agitato pensandoci, e di vivere in paranoia perché tutto ciò che è fatto al di fuori di quello è tempo perso?
Un angolo virtuale letterario nasce con l'esigenza di sentirsi parte di un universo, (la blogosfera),  composto da tanti pianeti, (i blog) che interagiscono (solo) tra loro grazie ad una passione che li lega, i libri.
Per quasi due anni ho guidato uno di quei pianeti, l'ho modellato a mia immagine e somiglianza con gioia e fatica, l'ho curato con devozione e cresciuto come un rifugio in cui tornare e sentirmi bene.
Gli ho dedicato tanto, tanto tempo. Forse troppo, (le mie lunghe giornate in fabbrica non hanno aiutato), togliendo attenzione agli affetti e alle passioni.
In questo periodo da blogger ogni momento, anche al di fuori della sfera letteraria è stato vissuto in funzione del blog che si è tramutato in un lavoro a tempo  pieno con tanto di straordinari.
Ho scordato che si legge per amore e non per scrivere un post, ho smesso di scegliere in base alle mie esigenze, le parole hanno smesso di arrivare fluide alla tastiera, tutto è diventato macchinoso e sofferente.
Ho disimparato cosa vuol dire lasciarsi trasportare dalle emozioni, dai dettagli e ho messo le esperienze in secondo piano.
È stato facile incassellare questo stato d'animo una volta individuato con chiarezza, una "dipendenza" dalla quale ho bisogno di prendere le distanze.
Desidero governare la mia mente, sentirla libera, non avere vincoli, essere di nuovo padrona  del mio (pochissimo) tempo e dedicarlo a ciò che di concreto abita la mia quotidianità.
Ora come ora ho un grosso limite, non so gestire questo universo.
Il mio è solo un arrivederci sui miei blog preferiti e su quelli bellissimi scovati ultimamente.
Saranno visite sotto una nuova veste, quella di una lettrice pura, onesta e rispettosa del lavoro altrui.
Non smetterò di parlare di libri, semplicemente utilizzerò vie di comunicazione più dirette, i social network sono un ottima base per condividere senza sentirsi obbligati e oppressi dal dover per forza postare, aggiornare, scrivere, emergere, e continuando a comunicare privatamente con le persone che stimo, conosciute grazie alla lettura.
Se sarà una pausa breve, lunga, temporanea o definitiva, un periodo di aspettativa o di ferie, non mi è possibile stabilirlo oggi, si vedrà, nel frattempo vivo, e non più di solo virtuale.
Questo è quanto, sono felice e serena della mia decisione.

Buona #letturainlibertà a tutti.

lunedì 13 marzo 2017

Recensione #84 "Crepuscolo" di Kent Haruf *NNE*

Crepuscolo - Kent Haruf  
NNEditore  - Anno 2016
P. 315 - 18 € - Scheda del libro
Il fatto di poter tornare in un luogo amato che pur non compare sulle carte geografiche è una certezza che alleggerisce il peso del distacco, è come arrivare in fondo al barattolo della nutella e sapere che raschiando bene con il cucchiaio avremo ancora una quantità considerevole di cioccolato da gustare.
La trilogia della pianura è conclusa, il barattolo è ormai vuoto.  Mi consola il fatto che tutto intorno il vetro sia coperto da uno strato di cioccolato che potrò centellinare leggendo "Le nostre anime di notte", e non è poco.
L'ultima corsa sull'autobus polveroso mi spettava di diritto, e dopo l'amore viscerale per Canto della pianura, (i fratelli McPheron mi mancavano da matti), sono ripartita quasi subito, senza disfare i bagagli e ho trovato "CASA" immutata.


E' la fine dell'estate ad Holt, i vecchi fratelli Harold e Raymond sono impegnati con l'asta dei vitelli di razza, Victoria e la figlioletta Katie si apprestano a partire per l'università di Fort Collins e io arrivo giusto in tempo alla fattoria con la mia valigia consumata per assaporare ad occhi chiusi la purezza del sentimento nato tra loro, due vecchi solitari e una giovane donna bisognosa di cure e affetto e penso che a volte i vincoli di sangue siano un legame molto meno saldo di quello nato dal desiderio di amare e donarsi.
Ma Kent Haruf  tesseva trame ancorate alla realtà e in Crepuscolo ha sferrato una frustata forte e decisa che ha rotto gli equilibri, ha riportato l'attenzione sulla consapevolezza disincantata che scaturisce dall'essere artefici della dura quotidianità, e tutto questo permea le pagine, la stanza, il momento, l'anima.
A est di Holt c'è una grossa roulotte, quella dei Wallace, scolorita dall'alternarsi delle stagioni, la terra incolta, arida e le erbacce la rinchiudono in una gabbia immaginaria.
Prigionia è la sensazione che avverto entrando. C'è un gran casino, il lavello è scomparso sotto una pila di piatti maleodoranti, il sacco della spazzatura è traboccante di rifiuti, gli oggetti del quotidiano non hanno una sistemazione razionale.
Luther e la sua lattina di Pepsy, Betty e il mal di stomaco che le toglie il sonno, disordinati e confusi dentro, come la loro abitazione, ingabbiati da qualcosa che annienta il senso del dovere, sordi al richiamo della genitorialità, poveri diavoli recidivi che non imparano mai dai propri errori, pregni di quella presunzione ignorante che li rende deboli, piagnucolosi, tanto codardi da non sentirsi in obbligo nella difesa dei propri figli.
Joy-Rae e Richie sono i loro figli, quelli che a modo loro amano, un modo alquanto discutibile.
E' devastante ciò che può accadere tra quattro mura, se quelle portanti anzichè sorreggere il peso si piegano come cartapesta. C'è sempre qualcuno che paga per le debolezze altrui.
Affidati alle cure di Rose Tyler, paziente e comprensiva assistente sociale, i Wallace campano di assegni, accontentandosi. Le basi per il futuro di Joy-Rae e Richie le getta lo zio Hoyt, un essere orribile.
DJ Kephart è così magro da risultare quasi trasparente. Ha solo undici anni ma si nutre di ruvidezza. Orfano di madre e di padre anonimo, DJ si prende cura del burbero nonno settantenne.
E' un ragazzino di poche parole, solitario, un bravo studente, sempre indaffarato a racimolare qualche dollaro con piccoli lavoretti ed è proprio grazie all'orto di Mary Wells e alle sue figlie Dena e Emma che comincia a sentire il bisogno di contatto.
Il marito di Mary lavora in Australia, un giorno durante una telefonata confessa alla moglie che non tornerà più. Il suolo si squarcia in due sotto i piedi di Mary trascinandola in un vortice di disperazione e depressione.
Dena e DJ vivono la loro amicizia fatta di riflessioni silenziose, di rassegnazione, di vecchie coperte pidocchiose, di candele tremolanti che proiettano ombre scure sulle pareti di un capanno disabitato e del conforto di un capo posato su di una spalla.
La situazione di malsano stallo in cui Mary Wells è sprofondata arriva ad un bivio e un tragico evento la costringe a scegliere quale strada imboccare.
Rose Tyler, assistente sociale, ha l'incarico di prendersi cura di alcune persone disagiate di Holt, il suo compito è quello di aiutarle a rimettere in ordine le loro vite, mentre cerca di rimettere insieme i cocci della sua di vita: rimasta vedova molti anni addietro, con un figlio e i nipotini lontani e una solitudine vecchia di vent'anni che l'ha ricoperta di polvere come un utensile abbandonato e inutilizzato. Per Rose è giunto il momento di ripulirsi dal passato e ricominciare.

Kent Haruf ha mantenuto la stessa sobrietà nel narrare, ha risvegliato lo stesso amore commovente per Holt e i suoi abitanti, la stessa ordinarietà che stupisce con la cognizione del vissuto, ha però indurito alcuni tratti scoprendosi un bravissimo creatore di colpi di scena laceranti; è abile nel fiondare il lettore nelle situazioni sussurrandogli però all'orecchio di non preoccuparsi, perché la tempesta precede sempre il sereno.
I destini dei personaggi si intrecciando alla perfezione e attraverso il buio uno spiraglio di luce filtra esaltato dai quei particolari descrittivi che arricchiscono la prosa, rendendola poesia.
La Trilogia della Pianura non si legge, si vive.












sabato 11 marzo 2017

Novità libresche #17 Marzo 2017

Buon sabato lettori! Oggi trovate una selezione tra le uscite più interessanti che a braccetto della primavera arriveranno, (o sono già disponibili in libreria), ad allietare il nuovo mese letterario.

L'amore addosso - Sara Rattaro
Sperling & Kupfer - 21 marzo 2017 - P. 252 - 16.90 €
Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era una sconosciuta, non sembra affatto stupita.
La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.

Tre piani - Eshkol Nevo
Neri Pozza - 16 marzo 2017 - P. 253 - 17 €
In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pensione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dell’Alzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all’estero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosí un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se l’intera vicenda non sia un semplice frutto dell’immaginazione e dei desideri del suo Io.
Dovra, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte l’impellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Ritorna in tal modo sul passato suo e di suo marito, sul loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto quest’ultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.
Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane – Es, Io, Super-io – della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.

Nel guscio - Ian MacEwan
Einaudi - marzo 2017 - P. 184 - 18 €
Una donna, Trudy, suo marito John Cairncross, editore e poeta, e l'amante di lei, Claude, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Un triangolo destinato a concludersi nel sangue quando Trudy e Claude decidono di uccidere John, per impadronirsi della sua prestigiosa e decadente casa di famiglia. L'unico testimone del loro crimine è il narratore della storia, il bambino che Trudy sta per mettere al mondo; che non può vedere eppure è in grado di sentire ogni cosa. Attraverso le sue sensazioni, le sue ipotesi e i suoi dubbi scopriamo che Claude è il fratello di John; comprendiamo i dettagli del delitto e soprattutto i passi falsi dei due complici. Perché anche il crimine che sembra perfetto rivela qualche crepa. E sarà proprio quel testimone improbabile che, come un detective o un novello Amleto, si farà giustizia facendo emergere il dettaglio che incastra gli assassini.

Se mi tornassi questa sera accanto - Carmen Pellegrino
Giunti - 1 marzo 2017 - P. 240 - 16 €
I lettori di "Cade la terra" ritroveranno le atmosfere che avevano amato, la scrittura forte e poetica, all’interno di una vicenda distesa, al tempo stessa realistica e fantastica. "Se mi tornassi questa sera accanto", memorabile incipit della poesia “A mio padre” di Alfonso Gatto, è il secondo libro di Carmen Pellegrino che racconta il delicato rapporto tra padre e figlia. Un romanzo sulla distanza, a volte abissale, che può esserci tra gli essere umani, specie se si sono amati. Giosuè Pindari - uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico - scrive lettere alla figlia Lulù, che se ne è andata e non dà più notizie di sé, e le affida alla corrente del fiume, arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo il fiume, con le sue piene improvvise, sa sempre come arrivare a destinazione. In quella distanza vive Lulù che d’un tratto, dalle sponde di un altro fiume - dopo l’incontro con Andreone, l’uomo “leggero” che aspetta la piena - è come se rispondesse alle lettere paterne, seguendo la corrente.

Stella bianca, acciaio rovente - Karan Mahajan
Garzanti - 3 marzo 2017 - P. 340 - 19 €
Nakul e Tushar, undici anni appena, sono al mercato di Lajpat Nagar, nel cuore pulsante di Delhi. Nonostante sia affollatissimo, si trovano perfettamente a loro agio. Ci sono abituati: devono fare una semplice commissione per il padre e tornare a casa. Ma non ci arriveranno mai. Una luce bianca li ferma. Poi un’esplosione. Una bomba. Una piccola bomba, ma sufficiente a cancellare due vite innocenti. Per sempre. Sono passati molti anni. Eppure, l’ombra lunga di quella mattina da incubo oscura ancora la vita di coloro che sono rimasti indietro e che, più o meno inconsapevolmente, si sono ritrovati vittime di un terrorismo senza volto. I coniugi Khurana, genitori di Nakul e Tushar, sono stanchi di scontrarsi con una giustizia che tarda a punire i colpevoli. Mansoor, che dall’attentato si è salvato per un soffio, cerca di riprendere una vita normale. Ma neanche il suo trasferimento negli Stati Uniti vale a scacciare gli incubi e il dolore che sembra non volersene andare. E il terrorista Shockie, attivista per l’indipendenza del Kashmir, ha sacrificato tutto alla sua causa. Ora però, con amarezza e rimorso, si chiede se ne sia valsa veramente la pena. Tutti si domandano come mai un evento così terribile abbia fatto convergere e poi deragliare proprio le loro vite. Ma davanti alla violenza è difficile trovare risposte. Quasi impossibile. E anche i presunti carnefici finiscono per essere vittime del loro stesso fanatismo. Finalista del prestigioso National Book Award 2016, Stella bianca, acciaio rovente segna il ritorno di Karan Mahajan che ci riporta per le strade caotiche di Delhi. Questa volta ci consegna una storia corale e, con la capacità di introspezione e la genialità narrativa che lo contraddistinguono, dipinge un mosaico di esistenze segnate da un unico momento fatale. Un libro sconvolgente che non esita a esaminare il fascino degli estremismi per ricordarci che, quando la violenza esplode, siamo tutti vittime inconsapevoli. Senza eccezioni.

Vita di Nullo - Diego Marani
La nave di Teseo - marzo 2014 - P. 101 - 15€
Il palcoscenico è un bar che ha la sacralità di una chiesa e un sacerdote indiscusso, Nullo, che regna su un popolo di rivoluzionari, come Belaghega l’inventore di parole, Patecia il collezionista di tristezze e Scandul, barrelliere per mestiere e pescatore per vocazione. Da quando Nullo è sparito nessuno più sorride al bar, perché lui era l’anima dell’intero paese. Sovrappeso e sognatore fin da bambino, vittima sacrificale dei coetanei eppure insostituibile animatore di ogni serata, Nullo è uno di quei lucidi folli che fioriscono nella provincia italiana. Ha idee strampalate, geniali, è lo zimbello del gruppo ma riempie la vita di tutti. È vittima e carnefice dei larghi vuoti della pianura padana. Ora Nullo ha finalmente l’occasione della vita per uscire dalla provincia e conquistare la platea del mondo. Lascerà la sua opera incompiuta?

Tocca l'acqua, tocca il vento - Amos Oz
Feltrinelli - marzo 2017 - P. 208 - 16 €
Nel 1939, mentre i tedeschi avanzano in Polonia, Elisha Pomerantz, piccolo orologiaio ebreo con la passione della matematica e della musica, scappa nella foresta, lasciandosi dietro la bella e intelligente moglie Stefa. Stefa non si rende conto del pericolo, ma quando la situazione precipita, si chiude in casa, poi viene travolta anche lei dalla tempesta della guerra. Elisha, dopo aver errato per i boschi europei, arriva prima in Grecia e poi in Israele, dove trova rifugio in un piccolo kibbutz, e silenziosamente si rimette a riparare gli orologi, a cercare la musica nella matematica e la matematica nella musica. Stefa, invece, deportata in Unione Sovietica, è costretta a diventare una spia staliniana. E sognano di rivedersi. Tocca l’acqua, tocca il vento è un romanzo insolito per Amos Oz. Venato di realismo magico, ricco di simboli e di speculazioni filosofiche, a tratti misterioso, con momenti di grande dolcezza, racconta la fuga degli ebrei dallo sterminio europeo. Il commovente ritratto di una coppia costretta a separarsi durante la Seconda guerra mondiale e la loro lotta per riunirsi dopo il disastro.

La donna che sparì con un libro - Idra Novey
Garzanti - marzo 2017 - P. 320 - 18 €
È l’ora di pranzo in un piccolo parco della periferia di Copacabana. Una donna rotondetta con i capelli grigi legati sulla nuca si ferma sotto un mandorlo. In mano ha una valigia e in bocca un sigaro. Sale su un ramo dell’albero e lentamente si inerpica fino in cima. Questa è l’ultima volta che Beatriz Yagoda, famosa scrittrice brasiliana, è stata vista. Di lei non c’è più traccia. Emma Neufeld però, la sua traduttrice americana, non è convinta. La scena della scomparsa ricorda troppo da vicino uno dei primi racconti della sua autrice. Una donna che non lascia mai niente al caso. Beatriz è per lei una seconda madre, una maestra di vita. Non può essere semplicemente sparita. Deve trovarla, e l’unico modo è prendere il primo aereo per Rio de Janeiro e mettersi sulle sue tracce. Lei è l’unica che può decifrare tutti gli indizi. Quando arriva in Brasile però Emma scopre di non essere sola. Alla disperata ricerca di Beatriz ci sono anche i suoi due figli, Raquel e Markus, e Rocha, il suo editore, deciso ad approfittare il più possibile dell’attenzione dei media. Trascinata dall’imprevedibile corso degli eventi, l’improbabile brigata si trova ben presto riunita in un albergo a Salvador de Bahia. Ma cercare di decifrare le tracce che Beatriz ha disseminato nei suoi libri si rivela più pericoloso del previsto. Perché anche un pericoloso aguzzino sta cercando la famosa scrittrice per un debito di gioco. E trovarla potrebbe anche significare ucciderla… La donna che sparì con un libro è l’esordio sublime di una voce unica nel suo genere. Appena uscito negli Stati Uniti è stato celebrato come uno dei libri più originali e innovativi dalla critica più prestigios,a e il «New York Times» l’ha definito la scoperta dell’anno. Idra Novey, scrittrice e poetessa, sa regalarci un’avventura letteraria densa e originale che mescola magia e mistero con calibrate pennellate di stile. Un romanzo sui libri e chi ama scrivere, ma ancora di più per chi ama leggere.

L'ottico di Lampedusa - Emma Jane Kirby
Salani - marzo 2017 - P. 208 - 14.90 €
Carmine di mestiere fa l’ottico, ha cinquant’anni e vive sull’isola di Lampedusa. Ha scelto di vivere nella meravigliosa isola incastonata nel Mediterraneo per la sua pace, per il mare bellissimo, blu cobalto, in cui nuotano i delfini. Carmine potrebbe essere ognuno di noi: ha la sua vita, si preoccupa del futuro dei figli ormai grandi, si tiene in forma facendo jogging, ha un’attività ormai avviata, degli amici, insomma una vita tranquilla e solida nella calma di questa terra tra la Sicilia e l’Africa. Sì, certo, anche qui qualcosa è cambiato, i turisti, i resti dei barconi abbandonati, i sacchetti di plastica che svolazzano, quei gruppetti di africani che vede camminare stancamente sulle strade dell’isola, autobus che ormai quasi ogni giorno escono dal porto stipati di migranti appena sbarcati, e poi tv e giornali traboccano di notizie di annegamenti e naufragi. Meglio non pensarci. Ma quel 3 ottobre del 2013 Carmine esce in barca con i suoi amici, a pescare e godersi il mare d’autunno, e all’improvviso si ritrova calato in quella realtà sino ad allora così lontana. In otto, con un solo salvagente recuperano quarantasette naufraghi, e la loro vita e quella dei salvati non sarà mai più la stessa. Tutti gli altri sono morti.

Molte le uscite interessanti, io senza dubbio acquisterò Rattaro e Nevo. 
E voi avete trovato qualcosa che fa al caso vostro?





mercoledì 8 marzo 2017

Monthly Recap #14 Febbraio 2017

Buongiorno lettori e benarrivato marzo, il mese in cui sedici anni fa sono diventata mamma e il mese della primavera, in cui sbocciano particolari colorati e profumati, le giornate si allungano, il buonumore sorge all'alba e la vitalità tramonta al crepuscolo, quando nel fresco della sera è ancora piacevole rintanarsi in casa con un buon libro.
E' stato un mese difficile dal punto di vista lavorativo, condividere spazi ristretti con persone ottuse non è mai facile, quindi via le negatività e largo alle cose belle: gli affetti, i libri e le esperienze letterarie non sono mancate.
Ho avuto l'onore di partecipare con le mie "impertinenti amiche" del gruppo di lettura ad un evento attesissimo, un momento commovente che mi ha sensibilmente arricchita: l'omaggio alla memoria di Kent Haruf, ospitato dal raffinato Teatro Franco Parenti di Milano per la presentazione dell'ultimo lavoro dell'autore pubblicato dopo la sua morte, "Le nostre anime di notte". Dopo la sentita presentazione di Marco Missiroli, (autore di "Senza coda" e "Atti osceni in luogo privato" editi da Feltrinelli), che ci ha deliziati con il racconto delle sue esperienze ad Holt e degli effetti positivi che hanno avuto su di lui come uomo, marito e scrittore, abbiamo goduto della bravura interpretativa di Lella Costa e Gioele Dix che hanno letto ad alta voce il capitolo centrale dell'opera con il dialogo fulcro del romanzo: pura poesia.
La tenera signora Haruf con il bravissimo traduttore Fabio Cremonesi hanno acconsentito a rispondere a qualche domanda riguardante l'autore, esaltandone l'umiltà e il talento innato, la meticolosità e i riti a cui si aggrappava, al suo metodo rimasto invariato negli anni.
Complimenti alla casa editrice NNE, una solida famiglia fondata su importanti valori di amicizia e collaborazione. Spontaneità è la parola che mi salta in mente ripensando a questo evento.
Il book club Volante mediato dal libraio Andrea è stato molto interessante, "Il nascondiglio" di C. Boltanski edito da Sellerio è un libro che offre originali spunti di riflessione ottimi per la discussione e dopo un primo approccio difficoltoso, il testo ha rivelato a tutti i membri del gruppo belle sorprese.
Il libro scelto per il book club volante di marzo è "Tutto quello che non ricordo" di JH Khemiri edito da Iperborea. Per la discussione ci recheremo a Vigevano, ad un centinaio di km da qui, alla libreria "Le notti bianche" situata nella famosa piazza della cittadina. 
Ho trovato questo scambio culturale una trovata pazzesca, decisamente nelle mie corde, un momento di condivisione che affronterò con entusiasmo e voglia di conoscere, ascoltare e imparare.
Il film del mese è stato "La battaglia di Hacksaw Ridge" una testimonianza vera di come l'obbiettore di coscienza Desmond Doss abbia affrontato lo scontro con i giapponesi senza mai imbracciare un'arma, senza uccidere, ma salvando da solo, in una notte di bombardamenti, 75 vite umane.
Per la regia di Mel Gibson un capolavoro che difficilmente verrà eguagliato per l'importanza del messaggio che porta e la bontà d'animo pronta al sacrificio del protagonista realmente esistito. Bellissime le immagini e le interviste reali inserite nel finale. Imperdibile.
Recap letture
1- La stanza degli ufficiali Recensione
2- Il nascondiglio Recensione
3- Canto della pianura Recensione
4- Il buio oltre la siepe Recensione
Lettura da batticuore

Regali/Omaggi/Mercatini/Libraccio
Ecco le nuove entrate nella mia libreria che in questa vita o in quelle che mi toccheranno poi, leggerò.
Sellerio, Fazi, Playground, Feltrinelli, Einaudi, Iperborea, Adelphi e NNE, letture diverse tra loro che spero mi riservino piacevoli sorprese.

Per il mese di marzo ho scelto i titoli che potete vedere nella foto: Crepuscolo l'ho appena terminato, chiude la meravigliosa trilogia della pianura ambientata ad Holt, il Colorado di Kent Haruf; Eshkol Nevo sarà a Milano il 21 marzo, Cognetti a Lecco il 24 e mi dedicherò all'Iperborea per il book club. Sarà un periodo carico di iniziative da queste parti, Leggermente, la manifestazione letteraria ospitata dalla cittadina lecchese che prende il via sabato 11 marzo e la mia libreria, propongono eventi interessanti e imperdibili, ed io farò il possibile per essere...prezzemolina! 

Buona primavera e buon mese letterario a tutti!

lunedì 6 marzo 2017

Recensione #83 "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee *Feltrinelli*

Il buio oltre la siepe - Harper Lee
Feltrinelli - 11 luglio 1960
P. 290 - 8.50 € - Scheda del libro

Alabama 1935. Maycomb, contea di Abbot.
Tom Robinson, viene accusato di aver aggredito e picchiato Mayella Ewell nella sua abitazione.
Atticus Finch è l'avvocato d'ufficio assegnato dal giudice Taylor per la difesa dell'imputato.
Molto semplice, lineare, attuale, senza grinze.
Il fatto è che le grinze ci sono eccome, e sono di quelle che anche ad una temperatura elevata non si distendono. Le notiamo, ma le osserviamo con indifferenza, oggi come allora.
Mayella Ewell, donna bianca, vive nei pressi della discarica di Maycomb con il padre Bob, un fannullone getto e violento, nella più totale povertà, il sussidio come unica fonte di sostentamento.
Tom Robinson, uomo di colore, dimora con la moglie Helena e i due figlioletti poco prima della discarica, è occupato da otto anni in una casa di bianchi americani e ogni giorno passa davanti alla casa di Mayella per recarsi al lavoro.
La ragazza notandolo passare lo attira con la scusa di dovere svolgere mansioni inadatte ad una donna. Tom, generoso e servizievole, non nega il suo aiuto a Mayella. 
Gli Ewell lo trascinano in tribunale dove viene condannato ancor prima della sentenza.
La storia racchiusa tra queste pagine è un affresco dell'America degli anni trenta messa in ginocchio dalla grande depressione, un periodo di crisi economica estenuante, ma anche un momento in cui il colore della pelle era l'etichetta distintiva dell'essere umano, la mescolanza razziale era reato, la segregazione infettava ogni cosa e l'accettazione della diversità non era concepita nella quotidianità.
La comunità di Maycomb pettegola e sputasentenze, aspetta impaziente il giorno del processo, dà giudizi avventati basati su leggi discriminatorie.
Mentre tutto scorre, passeggiando per la strada del quartiere residenziale, mi imbatto nella casa dei Finch, attratta da un'inaspettata voce fuori dal coro.
A Scout Finch, l'eroina coi calzoni che a detta della zia Alexandra è un'insulto alla femminilità, è affidato il compito di raccontare la storia di un'ingiustizia dall'alto dei suoi nove anni, con la genuinità e l'ingenuità di un cuore puro non ancora inquinato dal pregiudizio.
I giochi con il fratello maggiore Jam e l'amico Dill, le lezioni noiose a scuola, le incursioni in casa Radley e i tentativi per stanare Boo rinchiuso dal padre molti anni addietro, le chiacchiere con Miss Maudie, i suoi fiori colorati e le torte squisite, gli insulti della signora Lafayette, le sciocchezze della Signora Crowford e i rimproveri di Calpurnia, la governante di colore a servizio dai Finch dalla morte della padrona di casa, non distraggono Scout dal suo dovere di voce narrante, che pulita e schietta arriva senza indugi a quello che per me è il cuore pulsante della storia: Atticus Finch.
Atticus Finch è un uomo dall'animo nobile, un avvocato saggio e intelligente, un padre premuroso e affettuoso, di quelli che alla sera dopo il lavoro accoglie la figlia piccola sulle ginocchia e il figlio più grande rannicchiato al suo fianco e legge con loro il giornale, gli racconta la giustizia, che crede nell'uguaglianza sopra ogni cosa e la trasmette ai suoi figli, due frutti ancora acerbi che grazie ai suoi insegnamenti matureranno polposi.
Atticus è un uomo che vive secondo la legge dei giusti, non ha paura di far parte di una minoranza, coraggioso prende le difese di un uomo senza preoccuparsi delle conseguenze che il colore della pelle procureranno a lui e ai suoi cari, anzi, ne approfitta per inculcare loro la grandezza d'animo.
Per il mio inguaribile senso di giustizia ho amato visceralmente Atticus, così corretto e razionale anche nei confronti di chi è in errore: ci insegna a valutare ogni situazione mettendosi sempre nei panni della controparte, un atteggiamento di una magnificenza irraggiungibile.
L'abilità dell'autrice è quella di aver trattato un tema così importante come il razzismo senza cadere nella retorica, concedendo alla storia la possibilità di svilupparsi in entrambi i sensi, senza giudicare il giusto o l'ingiusto, ma lasciando tanto ai personaggi quanto al lettore ampio respiro nel crearsi un'idea propria e riflettere senza condizionamenti su una tematica ancora oggi attuale a distanza di quasi un secolo.
Questo gioello di Harper Lee, è stato una rivelazione, un libro che ho sempre snobbato senza rendermi conto di cosa stavo perdendo; una penna sobria, obiettiva quella dell'autrice, non proprio scorrevole ad una prima lettura, tanti gli spunti di riflessione che obbligano a scalare di una marcia senza privare il lettore del piacere di rileggere tanti passaggi e soffermarsi su diverse scene, immaginando tutto con gli occhi di Scout e Jam.
L'opera si è aggiudicata il premio Pulitzer nel 1960, vanta una famosa trasposizione cinematografica in bianco e nero e un seguito, "Va', metti una sentinella" edito da Feltrinelli;  è un libro di grande valore, che ogni lettore dovrebbe custodire nel suo bagaglio di esperienze letterarie, un libro che si presta alla discussione, adatto tanto agli adulti quanto ai ragazzi.

Ringrazio il Club "Qualcuno con cui leggere" per aver condiviso questo piccolo grande capolavoro e per la bellissima discussione che ne è scaturita.