domenica 26 febbraio 2017

Recensione #82 "Il nascondiglio" di Christophe Boltanski *Sellerio*


Il nascondiglio - Christophe Boltanski
Sellerio - febbraio 2017
P. 288 - 16 € - Scheda del libro
Se dovessi assegnare un premio a Christophe Boltanski per "Il nascondiglio", lo premierei per l'originalità.
Christophe, stando all'albero genealogico estrapolato dal testo è un Boltanski, la bizzarra famiglia ebrea immigrata in Francia da cui l'autore proviene e che è la protagonista del romanzo.
La particolarità della storia, oltre alle stranezze dei componenti della famiglia, è la scelta dell'autore di focalizzare l'attenzione del lettore sull'abitazione dei Boltanski, un palazzetto a due piani in Rue de Grenelle, e costruire intorno, o meglio "dentro" a questo, il cuore pulsante della famiglia.
L'autore sventra la suddetta casa descrivendola con minuzia di particolari nell'alternarsi dei capitoli, ognuno dedicato ad un locale, e dei sottocapitoli, in cui passo dopo passo colloca gli oggetti, i loro utilizzi e gli estrosi Boltanski.
L'appartamento in Rue de Grenelle non è quel luogo per tutti scontato in cui fare ritorno alla sera dopo il lavoro, ma per i Boltanski è una vera e proprio corazza, un fortino chiuso a doppia mandata che li rende invulnerabili separandoli dal resto del mondo.
La fobica famiglia Boltanski affonda le sue radici nella Grande Guerra con David e Enta, fino al secondo conflitto mondiale che vede loro figlio Etienne unito in matrimonio a Myriam o Marie Elise, Mere Grand per figli e nipoti. 
Lui è uno studioso, un medico accorto e ingegnoso, solitario e malinconico; lei, scrittrice, offesa dalla polio, una donna dalla "scorza dura", determinata, arrogante, altezzosa, che si attacca al suo bastone e alla vita con le unghie e con i denti, usa la sua scontrosità per nascondere la sua più grande debolezza, il terrore che la guerra le porti via la sua famiglia.
Riuniti da mattina a sera intorno al trono di Mere Grand, la poltrona dentro la quale affonda le membra offese e scrive, figli e nipoti aspettano la fine della guerra combinando stranezze artistiche e azioni devote al padre "fuggito". 
Mi sono accovacciata ai piedi di Myriam cercando una posizione comoda per seguire il racconto del nipote Christhope, individuato come unica voce narrante, ma io sono una persona ordinata e metodica, nella confusione dei Boltanski non ho trovato la dimensione giusta per me.
Nonostante la struttura accattivante il testo è complesso, personalmente ho faticato a seguire la narrazione nella prima metà del romanzo e questa difficoltà è stata causata dal fatto di non riuscire ad individuare la voce narrante e dai salti temporali non dichiarati dall'autore, sospesi tra passato e presente mandano in confusione nel momento in cui mancano di un soggetto e di una collocazione temporale chiara, tutto è lasciato all'intuizione che traditrice non mi ha permesso per molte pagine di associare tempi, nomi e azioni.
Nonostante tutto la penna dell'autore è colorata e scorrevole e il fatto di aver scritto una storia farcita di cambi di ritmo ha contribuito a mantenere alta l'attenzione e 
a questo proposito, riconosco a Boltanski la capacità di aver alleggerito il mio stato confusionale con descrizioni vivide degli ambienti e dei personaggi, complete di stramberie che aggiungono brio alla narrazione rendendola a tratti godibile.
Una lettura altalenante dai contorni opachi, in cui gli avvenimenti sono legati tra loro da un nodo lento che ripetutamente si scioglie, un nodo che va rifatto ogni volta più stretto per ritrovare le fila del discorso.
Il nascondiglio è un ballo di gruppo dai passi troppo difficili da imparare alla prima lezione, nemmeno l'autore/narratore li conosce alla perfezione, in quanto il tentativo di ricostruire il passato della sua famiglia è complicato dal fatto che non esistono fonti certe: a raccontargli le informazioni che hanno dato vita al romanzo sono sporadici ricordi d'infanzia, qualche domanda ai parenti in vita, i testi scritti dalla nonna, qualche ripresa e fotografia, gli oggetti di Rue de Grenelle; un ballo di gruppo che sul calar del sipario diventa un passo a due eseguito senza errori da una coppia di vecchietti intellettuali, strambi e innamorati che hanno condiviso un'esistenza trincerata lottando contro una guerra che ha tentato di separarli. 
Questo è il momento in cui il mistero sulla sparizione misteriosa del nonno si dipana, gli eventi che dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale alla sua fine segnano la quotidianità dei Boltanski vengono narrati senza giri di parole saziando la curiosità del lettore e alleviando quel senso di smarrimento che l'ha accompagnato per gran parte della lettura.
In conclusione credo che questo sia un buon libro, raro ed eccentrico, con ottimi spunti, ma che per essere assaporato e compreso nella sua totalità abbia bisogno di una prima lettura atta a prendere confidenza con l'originalità stilistica dell'autore e a familiarizzare con i personaggi, e di una seconda meno confusa e già preparata alla costruzione del testo e con più di un tassello incastrato al posto giusto.
Consigliato a chi ha voglia di cimentarsi con la singolarità.

giovedì 23 febbraio 2017

Recensione #81 Canto della pianura di Kent Haruf *NNE*

Canto della pianura - Kent Haruf
NNE - 19 novembre 2015
P. 304 - 18 € - Dettagli dal sito
Una vecchia valigia consumata, stivali impolverati, un cappello da cowboy e un biglietto della corriera.
Sono tornata ad Holt, un luogo che mi ha accolta calorosamente diverso tempo fa, un luogo che ho lasciato con le punte degli stivali bagnate di acqua salata, lacrime Benedette, silenziose e ormai devote.
Con Benedizione, Holt è diventata un plastico pulsante di vita nella mia testa, minuziosamente ricostruita, ma dai tratti ancora sbiaditi che assumono linee marcate con Canto della pianura: ora è una finestra aperta sul cielo, è casa e radici.

"La corriera proseguì ed entrò nella contea di Holt, la campagna era di nuovo piatta e polverosa, con i suoi boschetti di alberi rachitici intorno a fattorie isolate e le sue strade sterrate che andavano esattamente da nord a sud, come le linee in un libro illustrato per bambini, e c'erano le recinzioni in filo spinato lungo i fossi rettilinei in cui le mucche pascolavano con i loro vitellini e qua e là una giumenta fulva con un puledro appena partorito, e all'orizzonte le basse colline sabbiose, che da lontano sembravano blu come prugne. Il frumento invernale era l'unica nota verde."

Canto della pianura è un focolare domestico, un inno alla vita in cui la vita stessa ti respinge e subito dopo ti tende una mano, la mano dei fratelli McPheron, cresciuti nella fattoria di famiglia senza scuola né genitori, due uomini che non hanno mai avuto a che fare con il gentil sesso se non con giumente e giovenche. I diciassette chilometri che li separano da Holt, rappresentano un'ancora di salvezza per Victoria, adolescente incinta respinta dalla madre che nel disordine silenzioso di Harold e Raymond e nell'odore acre del bestiame, costruisce un nido sicuro per il suo bambino.
Canto della pianura è la volontà di essere madre messa a dura prova dalla depressione, è il coraggio di Guthrie, un uomo giusto, insegnate di liceo alle prese con uno studente pretenzioso e arrogante, padre presente e amorevole che raccoglie i cocci di un matrimonio in frantumi.
Ike e Bobby sono le note dolci del canto, due bambini dai gesti genuini e pensieri da grandi che affrontano il nuovo inizio consapevoli del fatto che qualcosa è cambiato e che i punti fermi a volte si perdono lungo percorso.
E' quasi Natale ad Holt, un nuovo anno carico di speranza è alle porte, la pianura innevata avvolge tutta la narrazione di calore, ciò che si percepisce non è il freddo inverno, ma una reale e totalizzante intimità, quella che viviamo ogni giorno affrontando la vita con ottimismo.
Kent Haruf imprime alla narrazione una tale grandezza con la sua essenzialità che ogni semplice parola si riconduce ad un concetto che riassume il succo della vita.
I dialoghi sono puliti, ridotti al minimo, senza punteggiatura, ma così incisivi nella loro linearità...bastano davvero così poche parole per descrivere il mondo? A lui, sì.
Se in Benedizione l'autore ha scelto di essere estremamente essenziale nel narrare, in Canto della pianura si è lasciato andare a descrizioni più dettagliate restando sempre equilibrato, mai un termine di troppo, le immagini che nascono dalla sua penna sono vivide, sobrie, delicate, perfette, gli esseri viventi diventano un nucleo indivisibile, illuminato dalle stesse stelle e riscaldato dai medesimi raggi solari.
Ad un corpo di donna nudo, generoso e morbido, non più giovanissimo concede imperitura bellezza; al parto di una giovenca associa terrore, dolore e affanno, fonde l'istinto animale alla praticità dell'uomo che immortala il momento della nascita con un sospiro di sollievo; un cavallo sofferente trafitto da fitte lancinanti all'addome costringe a contrarsi e a condividere il dolore nella speranza di alleviare il suo; ogni gesto è di una naturalezza rintracciabile nella quotidianità, come può essere il buongiorno, un pasto consumato, una giornata di lavoro, una discussione, l'amore nella coppia, il palmo caldo di una mano. Un libro che ho amato in modo viscerale.
Kent Haruf, con il suo berretto calato sugli occhi "perchè la cecità permette di vedere in profondità", scriveva un capitolo al giorno, con metodo e riflessione, umiltà e modestia. In questo modo ha scritto la perfezione, Canto della pianura. 
Con infinita stima e devozione ad Holt e a Kent Haruf.



sabato 18 febbraio 2017

Recensione #80 "La stanza degli ufficiali" di Marc Dugain *Vertigo*

La stanza degli ufficiali - Marc Dugain
Vertigo - Anno 2008
 P. 156 - 14 € - Dettagli

La baciai un'ultima volta alla base del collo, e me ne andai in guerra.
Se l'equipaggiamento non fosse stato tanto pesante, per la strada avrei fatto salti di gioia, battendo in aria un piede contro l'altro, come un ragazzino che abbia appena trovato una moneta nel canale di scolo e creda che gli durerà per tutta la vita.

Adrien Fournier è un ingegnere giovane e bello, ufficiale del genio, incaricato di realizzare opere utili in combattimento.
E' il 1914 la guerra è alle porte e dopo una notte passionale con la bella Clèmence, Adrien parte con il primo treno del mattino carico di coraggio, sicuro di sé, convinto della rapida risoluzione dell'imminente battaglia. 
L'ufficiale non immagina che quello che travolgerà la Francia nei giorni avvenire sarà un conflitto mondiale che segnerà irrimediabilmente il paese, ma anche il suo destino.
Il 6° Reggimento del Genio dell'esercito francese è acquartierato nei pressi del fiume Mosa, la battaglia non ha ancora avuto inizio quando Adrien riceve l'incarico di fare un sopralluogo vicino all'argine per valutare la possibilità di costruire. 
Durante il giro di ricognizione l'ufficiale viene colpito da una scheggia che lo sfigura.
"Questa è la guerra che non ho conosciuto"
I conflitti mondiali, le guerre, sono ampiamente documentati, ma la particolarità de La stanza degli ufficiali è proprio quella di fare chiarezza su alcuni punti sottovalutati: dove e come passano il loro tempo i soldati feriti durante il conflitto? E quali sono gli strascichi psicologici che gli ex-combattenti si portano dietro?
Sono coloro che combattono contro un soffitto bianco, tormentati dalle brutalità a cui hanno assistito, privati del sonno e consapevoli che una vita mutilata non sarà mai più la stessa, sperano che l'eco "la guerra è finita!" riecheggi tra le pareti antisettiche che sono ormai casa.
La guerra di Adrien Fournier al fronte è finita prima di iniziare, ma la battaglia personale che l'ufficiale ogni giorno è costretto a combattere mette radici profonde: la vergogna di un viso sfigurato al quale non si potrà mai attribuire il merito di uno scontro diretto con il nemico, e la Legion D'Onore, la più alta onorificenza francese per la quale non si sentirà mai degno.
La realtà ospedaliera diventa abitudine, le medicazioni, gli interventi chirurgici inutili, mesi e mesi in cui per dialogare si scrive, non esistono più odori e sapori, ma ciò che colpisce il lettore è la cognizione della propria causa che non rassegna, ma forgia il carattere e prepara la mente alla nuova condizione.
Gli ufficiali di Dugain accolgono l'armistizio desiderosi di rientrare in società, pronti a sopportare le conseguenze di un viso sfigurato, alimentando il coraggio con i legami indissolubili di amicizia nati tra le quattro mura della stanza d'ospedale; quella vita è la sola che resta agli ex-combattenti, quindi incuranti degli sguardi compassionevoli e scioccati, dei rifiuti e dei cambiamenti, con dignità e ironia, raccolgono i resti dei loro corpi fatti di carne e ossa mutilate, nuovi lineamenti e volti sconosciuti ma riconoscibili nell'anima, e rimettono in circolo quella linfa che appartiene agli esseri viventi: la sopravvivenza.
La stanza degli ufficiali è una testimonianza toccante che arriva al lettore senza far leva sull'emotività, senza cercare di impressionarlo con strategie melense; la perizia di Marc Dugain sta nell'elevare la forza d'animo di questi uomini, la volontà di riprendere le fila di un'esistenza rubata senza piangersi addosso, senza mai descriverli come vittime, ma come uomini che con onore hanno barattato una parte di sé per la patria. 
I volti, i corpi, le ferite esteriori e quelle interiori, le voci, tutto è delineato con cura e semplicità incisive, tanto da trasformare il romanzo in una testimonianza che si ascolta sul divano di casa seduti accanto ad Adrien Fournier, un narratore d'eccezione che riceve dal lettore ammirato, la medaglia d'onore per la battaglia più difficile da affrontare: la vita.
La sobrietà stilistica dell'autore e il suo modo magistrale di calarsi nel personaggio sono peculiarità che ho riscontrato fortemente anche in Viale dei giganti, con grande stima ne parlo, meriterebbe di essere letto anche solo per l'abilità nella scrittura. Consigliatissimo.

martedì 14 febbraio 2017

Recensione #79 "Un anno per un giorno" di Massimo Bisotti *Mondadori*

Un anno per un giorno - Massimo Bisotti
Mondadori - Anno 2016
P. 240 - € 16 - Scheda del libro
A chi non è mai capitato di soffermarsi a riflettere sul proprio presente e desiderare di avere a disposizione un tasto rewind per riavvolgere il nastro della vita fino a quella particolare situazione che gli è sfumata sotto gli occhi senza lasciarsi afferrare, per avere una seconda possibilità, che forse avrebbe cambiato il corso delle cose?

"Mi piacerebbe incontrare il tempo 
e farmi regalare tutte le occasioni dell'amore, 
quelle sprecate senza pensare. Avrei a disposizione un'altra vita."

Ho fortemente invidiato il protagonista di questo romanzo perché a lui viene concessa la possibilità di viaggiare nel tempo, di scegliere un preciso momento del suo passato e tornarci per mutare gli eventi, in cambio di un anno di vita: Un anno per un giorno.
Alex Gioia è una star di successo, può avere tutto, o quasi, cioè ha tutto, tranne ciò che realmente desidera: Greta
Alex, inguaribile romantico e Greta, eterna disfattista, si amano di un amore fatto di incontri fugaci, di sguardi, di mani nelle mani, di pelle appena sfiorata, sorrisi malinconici e sogni irrealizzabili.
Napoli fa da sfondo alle lunghe passeggiate sul lungomare che sanno di un futuro che non può esistere, non è concepibile per i genitori di Greta, un destino il suo, al quale lei non è in grado di opporsi.
Alex è alla ricerca di qualcosa che si possa difendere dalla contaminazione della vita, qualcosa che il tempo non possa scalfire, che resti immutato, in grado di fluire senza essere influenzato dalla società sporca di oggi: tutto scorre, tranne noi.
Ma l'amore di Alex per Greta è un sentimento contro cui tutto si accanisce, il tempo scorre trascinandosi dietro il loro legame che resta palpabile e raggiungibile solo nella sua mente.
Nel momento in cui le speranze perdono concretezza, Alex svuotato dal rimpianto e dall'assenza di ispirazione, decide di prendersi una pausa dalla vita e partire per Parigi.
Sarà proprio la città dell'amore che concederà al protagonista la rivincita nei confronti del momento che non è mai stato quello giusto, incrociando la sua strada con quella del saggio concierge Etienne, della bella Charlotte, ex top model rimasta paralizzata in seguito ad un incidente e a quella di Nirvana, una donna curiosa che soffia bolle di sapone alla fermata del tram.
Ho condiviso la lettura di Un anno per un giorno con un caro amico, è stato divertente commentare pensieri e idee, scoprire di avere un'affinità nei confronti della vita, ma il mio ruolo qui è anche quello di analizzare il libro, nel limite delle mie possibilità, tralasciando le emozioni, (che sono state davvero tantissime!), puntando l'attenzione sulla struttura del testo, che a mio parere presenta diversi difetti.
Le pagine sature di messaggi intensi e carichi di veridicità che l'autore ha utilizzato per spiegare il rimpianto, il destino avverso, la cattiveria che abita il cuore della gente, l'invidia, le critiche gratuite, la speranza di un mondo migliore e la purezza che un sentimento come l'amore può donare, scritte con poeticità permeata di malinconia, avvolgono in una spirale di trepidazione e commozione. 
Quindi, cosa c'è che non quadra? C'è che la trama è solo parzialmente accennata, banale e si scontra con le tematiche scelte dall'autore.
Non c'è empatia, le personalità comprimarie sono scarsamente sviluppate e a tutte è stato affidato il compito di regalare perle di saggezza al lettore al pari del protagonista, come fossero la sua ombra, la proiezione di una personalità multipla, l'eco di una singola voce che domanda e risponde, il tutto amplificato da dialoghi sterili.
Così impostato il libro risulta un groviglio di pensieri privo di quell'ingrediente necessario per legare la storia al tema: la logica.
Spezzo una lancia in favore dell'autore: sullo sfondo ho riscoperto la Napoli che ho assaporato, che mi ha accolta con la sua luce e il suo calore, che mi manca e che desidero riavere, il brusio di mille voci, il profumo di mare, Castel dell'Ovo, Positano, la Campania e i miei amici; e ancora Parigi, una meta obbligata, Oscar Wilde e Il ritratto di Dorian Gray che prima o poi leggerò, Victor Hugo con la sua Notre-Dame de Paris: peccato che tutta questa meraviglia si perda tra pensieri metaforici elevanti all'ennesima potenza.
In conclusione questo libro dovrebbe essere classificato non come romanzo, ma come raccolta di citazioni bellissime e vere da custodire e rileggere in quelle giornate in cui troviamo riparo e comprensione solo nel frusciare della carta e nella parola scritta.



sabato 11 febbraio 2017

Novità libresche #16 Febbraio 2017


Buongiorno lettori, cosa avete in programma per il weekend? Un giretto in libreria?
Ecco che vi propongo una selezione dei titoli più accattivanti.

Le nostre anime di notte - Kent Haruf
NNE - 13 febbraio 2017
P. 176 - 17 €
La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.
Magari domani resto - Lorenzo Marone
Feltrinelli - 9 febbraio 2017
P. 320 - 16.50 €
Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

Qualcosa - Chiara Gamberale
Longanesi - febbraio 2017
P. 180 - 16.90 €
La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo.
Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna?
Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura».
Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo.
Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

Eroi della frontiera - Dave Eggers
Mondadori - 28 febbraio 2017
P. 320 - 17 €
Josie ha trentotto anni, il marito l’ha abbandonata con due bambini piccoli, ha appena perso il lavoro, ha una causa legale alle costole e un rimorso che la tormenta. Josie ne ha abbastanza: noleggia un camper, prende i bambini e all’insaputa dell’ex marito parte per l’Alaska. Sullo sfondo della crisi economica e del surriscaldamento globale, inizia l’avventura di una madre sola con i suoi due figli. Un viaggio fatto di incontri felici: la sorella Sam con il suo modo disinvolto di gestire il matrimonio e Jim, un campeggiatore gentile con cui sembra possibile l’inizio di una storia d’amore. Ma anche di difficoltà e sorprese: un incidente porta Josie in ospedale, il camper si rompe e viene rimesso in moto con l’aiuto di un gruppo di carcerati, una jam session viene interrotta bruscamente da poderosi incendi. Di episodio in episodio, Eggers guida il lettore in un’avventura on the road e sembra suggerirci che in fondo c’è qualcosa di eroico in ognuno di noi.

Nessuno muore in sogno - Katia Tenti
Marsilio - febbraio 2017
P. 416 - 18 €
Bolzano, primavera 1999. Una ragazza viene trovata senza vita, riversa a pancia in giù sul divano, in un anonimo monolocale immerso nel bosco. È nuda, i capelli le sono stati tagliati di netto, e sul corpo ha strane cicatrici. Secondo il medico legale, è morta per soffocamento. Pochi giorni prima, una stimata dentista del posto era stata uccisa con le stesse modalità: il capoluogo altoatesino è forse minacciato da un serial killer? Il pubblico ministero Jakob Dekas è costretto a rientrare dalle ferie e a immergersi nel caso insieme alla collega Emma Blaas, al maresciallo Barra, agli altri membri della squadra investigativa e a un nuovo consulente: il capitano dei carabinieri Santo Malacarne, esperto di omicidi seriali. Ma le indagini si rivelano più difficili del previsto per il pm cinico e solitario, che della ragazza assassinata, Claudia Von Dellemann, è stato amante. La doppia vita della vittima, architetto di giorno ed escort di notte, accende i riflettori sul lato più oscuro della mondanità cittadina, svelando un intreccio di corruzione, giochi di potere, prostituzione e perversioni in cui vittime e carnefici si scambiano i ruoli, e niente è come sembra. All’ombra delle Dolomiti, affascinanti e gravide di mistero, Dekas e i suoi dovranno destreggiarsi tra insospettabili e soliti noti, trappole e depistaggi, femminicidi e maltrattamenti di minori, in una corsa contro il tempo per scongiurare un’altra, terribile violenza.

L'arminuta - Donatella Di Pietrantonio
Einaudi - 14 febbraio 2017
P. / - 17.50 €
Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.

L'isola di Alice - Daniel Sànchez Arevalo
Casa Editrice Nord - 9 febbraio 2017
P. 496 - 16.90 €
Alice era convinta di avere una vita perfetta: una bella casa, un marito amorevole, una magnifica bambina e un'altra in arrivo. Ma la sua vita perfetta è andata in frantumi nel momento in cui Chris, suo marito, è morto in un incidente d'auto, avvenuto non sul solito tragitto tra casa e lavoro, bensì su una strada che porta verso Robin Island, un'isoletta vicino a Nantucket. Alice è distrutta. Eppure, più che dal dolore, è divorata dai dubbi: perché Chris non voleva farle sapere dove stava andando? Cos'altro le teneva nascosto? Possibile che il loro matrimonio fosse una menzogna? Alice ha bisogno di risposte e sa di poterle trovare solo su Robin Island. Quindi abbandona tutto, si trasferisce sull'isola e comincia a indagare. È facile parlare e fare amicizia con gli abitanti dell'isola, il luogo è magnifico, tutto sembra avvolto da un alone di serenità. Ma bastano pochi giorni perché Alice si renda conto di non essere l'unica ad avere dei segreti. Qualcosa di terribile si cela sotto la superficie di quella comunità apparentemente perfetta.

Notti al circo - Angela Carter
Fazi Editore - 9 febbraio 2017
P. 428 - 18 €
È una notte londinese del 1899 e il tempo si è fermato. In un camerino dell’Alhambra Music Hall, «capolavoro di squallore squisitamente femminile», l’imberbe giornalista americano Jack Walser sta intervistando la star del momento: Fevvers, seducente trapezista vagabonda, un metro e ottantacinque per ottantotto chili, biondissima e dotata di un bel paio di ali. Una vera e propria leggenda. Scorrono fiumi di champagne e la diva racconta la sua vita rocambolesca: abbandonata in fasce sulla soglia di un bordello a Whitechapel e amorevolmente cresciuta dalla baffuta Lizzie, inizia presto a guadagnarsi da vivere prima come statua vivente di Cupido e poi come attrazione in un freak show. Ma Fevvers vuole volare alto. Il suo destino sono le luci della ribalta, e in poco tempo lei e il suo trapezio conquistano i palchi – e i cuori – di tutta Europa. Inizialmente scettico, Walser finisce per soccombere al fascino incontenibile della Venere cockney. Un po’ già innamorato e un po’ in cerca dello scoop della vita, decide di mollare tutto e si unisce al circo. Insieme alla scalcagnata compagnia circense – capitanata da un colonnello del Kentucky e la sua fidata Sybil, una scrofa intelligentissima in grado di fare lo spelling – in viaggio attraverso la Russia vivrà mille peripezie e incontrerà i personaggi più bizzarri, in un esilarante caleidoscopio in bilico fra realtà e fantasia.

Nel 1984, anno della pubblicazione, Notti al circo si è aggiudicato il prestigioso James Tait Black Memorial Prize, il più antico premio letterario inglese. Romanzo più celebre dell’autrice, è una sintesi perfetta della migliore Angela Carter: un concentrato di umorismo pungente, prosa brillante, erotismo, demolizione sistematica dei cliché e un’immaginazione traboccante.