mercoledì 18 gennaio 2017

Recensione #75 "Viale dei Giganti" di Marc Dugain *Isbn Edizioni*

Viale dei Giganti - Marc Dugain
Isbn Edizioni - Anno 2013
Pagine 316 - 22.50 € - Scheda tecnica

“Pa’, ho una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che ho ammazzato la nonna. Quella cattiva è che ho ammazzato anche il nonno. L’ho fatto per risparmiargli il dolore di vedere la nonna morta”.

Viale dei Giganti narra la storia di uno dei più grandi serial killer mai esistiti, Edmund Kemper, che al momento della pubblicazione del romanzo era detenuto nel carcere di Vacaville, California.
Edmund Kemper è un gigante di centotrenta chili alto più di due metri, e ha solo quindici anni il 22 novembre del '63 quando JFK viene assassinato e lui uccide i nonni paterni a colpi di fucile.
Al Kenner, così si chiama Ed nel romanzo, si racconta al lettore, regalandogli la forte sensazione di stare interagendo realmente con lui. 
Qui la bravura di Marc Dugain: l'autore con maestria degna di nota e dote di pochi, come Andrea Tarabbia nel suo "Il giardino delle mosche", cede la parola al protagonista trasformando il libro in una sorta di autobiografia che porta il lettore a sentire la voce di Al e a dargli del tu instaurando tra i due una sorta di intima confidenza.
Al, dopo aver assassinato i nonni si costituisce dichiarando di essere nel pieno delle sue facoltà mentali e dopo cinque anni in un ospedale psichiatrico viene lasciato libero, apparentemente sano, con l'unica clausola: non dovrà mai più avere contatti con la madre.
Dopo il divorzio dei genitori Al si trasferisce alla fattoria dei nonni paterni: al nonno vuole anche bene, ma è succube di quella vecchia petulante che gli sta accanto da una vita, piena di rimproveri gridati nelle orecchie, di parole offensive, di ordini inflitti con disprezzo. 
Al è saturo di tutto questo, perde il lume della ragione e le spara alla nuca dopo l'ennesimo insulto. 
Ma cosa potrà mai fare quell'ometto così insignificante senza la nonna? Non sopporterà un dolore così forte, quindi lo fredda. L'unica cosa che gli dispiace è che il nonno dovrà subire quella donna anche nell'aldilà.
Cosa spinge un adolescente a compiere un atto tanto terribile quando dovrebbe solo divertirsi, provarci con le ragazze e uscire con gli amici dopo la scuola? 
Voi penserete che è nato con un tarlo mentale, che è un mostro. Io penso che quando è stato concepito fosse un esserino normale e che il seme del male si sia annidato nelle trame della sua mente mentre cresceva nel grembo materno e che sia la madre stessa il fattore scatenante di tanto orrore.
Al non ha mai abitato la casa di famiglia come gli altri membri, ma fin dalla nascita è rimasto confinato in cantina, la sua stanza, che condivideva con la caldaia a petrolio che azionandosi ogni ora per quindici minuti lo terrorizzava con il rombo e il crepitio delle fiamme nel buio del locale.
Al avrebbe tanto voluto salire la scaletta e chiudersi alle spalle la botola della cantina, ma non poteva, perché questa era bloccata dal peso della poltrona dove sua madre si stravaccava a guardare la televisione.
Disprezzo, insulti, angherie subite per anni, botte con la cintura borchiata, un odio profondo per questo figlio dal quoziente intellettivo pari a quello di Einstein, una mente geniale soffocata da così tanta cattiveria da tramutarla in mostruosità. 
Per questo mi domando: "Sono forse impazzita?" Tanto pazza da essermi lasciata logorare da un pianto inconsolabile e da tanto dolore provato per questo bambino che crescendo è uscito di senno, che ha sacrificato i nonni e almeno sei autostoppiste dell'Università di Santa Cruz decapitandole, ha ucciso la madre a martellate e la sua migliore amica per rispondere ad un richiamo incontrollabile, la follia di un uomo che non smette mai di implorare colei che gli ha dato la vita di restare sobria, di ascoltarlo, di parlargli come una madre, di non respingerlo, di smettere di ripetere di aver partorito un aborto.
Credo che la famiglia in cui nasciamo e cresciamo, la società che ci accoglie, siano l'impronta che lasceremo nel mondo, un marchio a fuoco nell'anima che inevitabilmente avrà delle ripercussioni positive o negative sul nostro modo di predisporci alla vita e alle altre persone.
Il padre di Al non ha saputo comportarsi da uomo, ha scelto la strada più facile, sparire, ha abbandonato il figlio senza remore, vigliaccamente si è rifatto una vita, mentre Al cerca con tutto sè stesso di capire e imparare a controllare la contraddizione che nasce dall'oppressione che prova negli spazi chiusi e quel desiderio di stare all'aperto che si tramuta in ansia nel momento in cui si realizza. Non ha mai un posto giusto per sè Al, è un uomo schiacciato dall'assenza di desiderio che raggiunge solo decapitando una donna, la mancata empatia nei confronti degli esseri umani e la mancanza d'amore, hanno generato un uomo offeso nell'intimità più profonda, freddo, calcolatore, trasfigurato, un killer seriale.
Marc Dugain mi ha coinvolta molto con la sua ricchezza stilistica, è riuscito a raccontare una storia vera sconvolgente priva di volgarità, smussando la ferocia con una raffinatezza fortemente incisiva. 
L'autore mi ha costretta ad una lotta interiore: la giustizia si applica a chi uccide fisicamente, ma non a chi uccide spiritualmente, così un bambino impazzisce e da adulto desidera vendetta che mette in atto senza pietà.
Non giustifico questi atti, non posso concepirli, provo orrore per le azioni di Ed Kemper, tanto quanto per la cattiveria inflittagli dalla nascita e continuamente per il resto dei suoi giorni da uomo libero, lo condanno e lo assolvo, ma condanno anche tutto ciò che indifferente gli è ruotato attorno.
Solo leggendo la sua voce si può afferrare la sua follia.

L'analisi introspettiva
di un uomo che ha segnato
l'America degli anni sessanta.
Una sorta di memoir in cui il protagonista
è l'unico giudice possibile.














12 commenti:

  1. La tua recensione è bellissima, profonda e toccante. Il libro, cavoli, non so se riuscirei a leggerlo...una storia agghiacciante. Però concordo con la tua riflessione finale, è facile condannare, ma a volte alcune azioni non sono solo frutto di un individuo ma di un intero sistema. Un abbraccio tesoro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao tesorino, no forse non è il libro per te, ma non so per chi sia adeguato. Il mio interesse scaturisce dalla voglia conoscere il mondo e di capire tutta questa violenza da dove arriva.
      E' un libro che si deve sentire il bisogno impellente di leggere, un piccolo appunto però: Marc Dugain è straordinario, magari potresti leggere altri suoi lavori. Un abbraccio a te!

      Elimina
  2. Che bella recensione! Libri come questi mi attirano molto, ma credo che il punto più alto di questo genere di romanzi, il primo che ha dato il via a riflessioni di questa profondità, sia l'eterno A sangue freddo di Truman Capote. L'hai mai letto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Virginia, grazie per essere tornata e per il consiglio, il libro di Capote è il primo della nuova wish list 2017. E non vedo l'ora di averlo tra le mani...

      Elimina
  3. Che dire Cuore?! La tua recensione è davvero intensa, ho provato angoscia leggendo di questa storia..sono sicura che la lettura è troppo forte per me, ma non ti nego che mi piacerebbe un giorno affrontare libri come questo! Condivido pienamente il tuo pensiero su quanto influisce la famiglia in cui si cresce nello sviluppo della persona, è alla base di tutto! Un abbraccio :*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse è ancora presto per te, ma ti assicuro che questi libri a livello umano danno tanto. In ogni caso non è un libro da leggere se non te la senti :-)

      Elimina
  4. Eccomi qui, nel mio solito orario assurdo, quando non ho più esattamente l'età per fare tardi. Tutto mi aspettavo da questo libro, visto il titolo e la cover (e il bellissimo nome della ce), ma non questo. E' una storia troppo forte per me: mi sto ancora preparando mentalmente a leggere Roth, regalandomi prima qualcosa di più leggero e poi...
    E poi non so: tanti blog, diecimila stimoli, desideri. E' l'inferno o il paradiso? Il paradiso.
    Ok, deliri di mezzanotte. Io mi segno Tarabbia e questo chissà.
    Buone letture e ti aspetto al prossimo post.
    Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tarabbia...conoscerlo di persona e ascoltarlo è stato il top. Il libro splendido, forte, intenso però romanzato, a differenza di questo, straordinario e verissimo, un livello di scrittura superiore. Spero cambierai idea in futuro.

      Elimina
  5. Ma che bella recensione!
    Mi piace moltissimo il modo in cui scrivi!
    Ti seguo con piacere@

    RispondiElimina
  6. Cuore, una recensione davvero intensa.
    Un romanzo senza dubbio particolare, devo ammettere che è bastata la parola serial killer a farmi drizzare le antenne. Una lettura che scandaglia gli aspetti dell'essere umano e la sua follia. Segno insieme a Tarabbia, come detto è l'anno delle sperimentazioni :*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' una lettura diversa di una ricchezza stilistica superiore. Merita.

      Elimina