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domenica 6 novembre 2016

Blogger Report #7 *Gli effetti speciali della Libreria Volante*

Buongiorno lettori! Cosa ci porta di bello questa domenica uggiosa? 
Oggi sul blog trovate il report di alcune bellissime esperienze che ho vissuto nel mese di ottobre, incontri d'autore e club libreschi alla Libreria Volante di Lecco, che una volta al mese riunisce i "fedeli" per discutere di una lettura condivisa scelta a rotazione dai tre librai: Serena, Shantala e Andrea.
Tutto il nostro sangue di Sara Taylor edito da Minimumfax è stato il protagonista del club di ottobre, qui la mia recensione.
Tutto il nostro sangue è una lettura particolare, può essere definito una raccolta di racconti uniti da un sottile filo conduttore, o un romanzo, intenso e scritto meravigliosamente bene, da una penna matura e incisiva.

Con le ragazze del gruppo, tra dolcetti, thè caldo e una bottiglia di ottimo Bonarda abbiamo festeggiato la laurea in chimica di Elisa e discusso dei vari aspetti del libro: il finale ci ha unite e divise, l'inquietudine di alcune scene ci hanno accomunate come l'empatia per i personaggi chiave della storia e l'amore immediato per l'autrice che abbiamo incontrato il 15 ottobre, momento in cui l'alone di mistero che avvolge il romanzo come un'aura si è in gran parte dipanato.

Incontro d'Autore: Sara Taylor
Ricordate Minù Pepperpot? La graziosa vecchina che diventava minuscola con il suo cucchiaio magico? Ecco, Sara Taylor è la versione giovane di una Minù con gli anfibi.
Originale ai giorni nostri per la sua "diversità", ma nel senso opposto del termine, ben lontana dal concedersi eccessi, puntualissima, senza un filo di trucco, con i capelli raccolti in uno chignon arruffato, un corpo pieno ma delicato in un abito a tinta unita verde militare, ai piedi un paio di grossi anfibi, timida e pura, Sara arriva da Londra e ci stupisce narrandoci la sua storia singolare.
Quando vi ho accennato ad una penna matura e incisiva, lo dicevo nel senso letterale del termine, perchè la giovane autrice di ventisei anni le sue storie le scrive proprio con carta e penna, il computer sarebbe una distrazione.
I discendenti di Sara affondano le loro radici nella Sicilia degli anni '60 per poi emigrare nelle Isole Shore, Virginia Occidentale, dove nasce l'autrice e dove grazie alla corrispondenza tenuta con il nonno, trasferitosi in Canada, sviluppa una straordinaria velocità nella scrittura a mano.
Studia da autodidatta e si prepara per affrontare gli esami di stato con l'aiuto dei genitori, legge tanto e subisce l'influenza di un autore dal quale trae maggior ispirazione, Italo Calvino.
Nel suo romanzo ha racchiuso l'amore per la patria, le Shore, Tutto il nostro sangue è infatti un inno verso queste terre mistiche, affascinanti, incontrollabili, dove è necessario saper "leggere le condizioni atmosferiche" per non essere spazzati via, dove i personaggi femminili sono outsider, donne che subiscono il dominio maschile, dove la lettura è condizionata da salti temporali decisivi e situazioni forti, e dove ogni capitolo è un segno di rispetto verso tutti gli autori da cui è stata ispirata.
Il suo romanzo o raccolta di racconti è stato definito un gotico americano influenzato, come afferma l'autrice, dalla scarsa ripresa in seguito alla Guerra Civile che le ha permesso di narrare nel suo libro di magia e credenze, senza offendere l'orgoglio degli abitanti delle Isole.
Tutto il nostro sangue è come un piccolo villaggio antico che racchiude tante vite legate e disunite, lasciando sospeso il lettore in una piacevole incertezza: l'autrice afferma che le migliori storie sono proprio quelle che avvolgono con un velo opaco e hanno il sapore del non detto.
L'epilogo che mi ha lasciato tanto amaro in bocca nonostante il risvolto positivo, è stato scritto per compiacere il padre che non ama le storie tristi, quindi, dopo tanta sofferenza e crudeltà maschile perchè non permettere alle Isole Shore e al sesso forte di riscattarsi con un finale surreale che riequilibra tutto?
I capitoli sembrano slegati uno dall'altro e il motivo va ricercato nel fatto che Sara ha scritto il primo, l'ultimo e quello centrale, aggiungendo gli altri solo in seguito, dei quali solo alcuni sono stati estrapolati dalla bozza originale, ma senza privare la storia della sua godibilità, dandogli invece un tocco di atipicità. Erano davvero tantissime le storie e io spero sinceramente di poterle leggere un giorno.
La sua difficoltà a capire le persone l'ha costretta a sviluppare il senso del tatto su cui fa affidamento, così anche nella scrittura, ha infatti l'abitudine di tenere vicino un cestino con della lavanda secca che può sbriciolare tra un paragrafo e l'altro, ultimando così la prima bozza del secondo romanzo. 
Impaziente aspetto, voi nel frattempo se non l'avete già fatto, procuratevi Tutto il nostro sangue per assaporare uno stile unico e un genere che si discosta in maniera netta da tutti gli altri, oserei dire nuovo, in ogni caso un esempio di creatività e grande maturità stilistica.

Incontro D'Autore: Andrea Tarabbia

Era il mio primo book club, una sera in cui tutto mi aspettavo tranne che di integrarmi alla perfezione in un gruppo di lettrici affiatate e speciali, tutte diverse, nessuna ordinaria, con tanta ricchezza d'animo e tantissimi consigli libreschi da dare! 
Stiamo imparando a conoscerci scoprendoci ogni giorno un pò, accrescendo la fiducia reciproca e condividendo esperienze, programmando eventi, tutte con lo stesso desiderio di interagire vis à vis, ciò che negli ultimi anni da lettrice mi è davvero mancato.
Una cosa è certa, la passione per i libri, la cucina e il desiderio di sperimentare ci accomuna, come quella di elargire consigli preziosi.
E proprio in quel primo book club,  "Il giardino delle mosche" di Andrea Tarabbia, edito da Ponte Alle Grazie, è capitato sul tavolo della discussione folgorandomi al primo sguardo.
L'ho fatto mio e l'ho divorato per arrivare pronta alla presentazione del 22 ottobre.
La mia opinione riguardo al libro la trovate nella recensione, per quanto riguarda l'incontro è senza dubbio stato diverso da quello con Sara Taylor, consueto, anche perchè la genialità della costruzione del testo e lo stile estroso e acuto di Andrea non hanno bisogno di parole in più; l'empatia è immediata con l'incipit e si trascina per tutta la lettura; l'incontro si è rivelato ugualmente interessante scoprendo un uomo carismatico, affascinate e spiritoso.
Ha raccontato del suo interesse per l'Unione Sovietica e della scelta di scrivere di personalità mostruose narrando in prima persona come se fosse proprio il protagonista a rivolgersi al lettore, amalgamando fatti reali e romanzati, abusi subiti e inflitti, creando una sorta di confidenza e fiducia imprescindibile tra lettore e killer, riuscendo perfettamente nell'intento.
Ci ha parlato di alcune delle parti romanzate, confermando la sua abilità nel convincere il lettore creando dettagli fondamentali per raggiungere il suo scopo, come le visioni del fratello Stephen che risuonano così reali, e per l'esercito delle piccole mosche che raffigurano le vittime ha sfruttato il passatempo di un anziano signore che costruisce e colleziona insetti di metallo. 
Con nostra grande delusione il killer non dedicava insetti alle sue vittime, ma la suggestione in questo caso è un'arma vincente, si insinua per rimanere come un tratto indelebile.
Il giardino delle mosche si è aggiudicato il terzo posto al Premio Campiello 2016, classificandosi primo al Premio Manzoni, assegnatogli a Lecco da una giuria popolare formata da cento lettori scelti dalle varie librerie.
La miglior lettura del mio 2016 fino a qui.

E' tutto lettori, vi auguro una serena domenica di letture.





lunedì 4 luglio 2016

Blogger Report #6 Presentazione di "Scrivere è un mestiere pericoloso"

Rubrica ideata da me in cui archivierò le mie esperienze da bookblogger
Incontro Letterario con Alice Basso

Buongiorno Cuor di Lettori e buon inizio di settimana. Come mai parto già così carica di lunedì?
1° Sono in ferie oggi, giornata che dedicherò interamente a me stessa, farò una lunghissima camminata e mi dedicherò a programmare post arretrati, senza ansie nè stress, mi godrò il #momentomeritato.
2° Oggi finalmente condivido con voi il report dell'incontro letterario più singolare e originale a cui abbia mai assistito.
La "star" è l'esilarante Alice Basso che ha accettato l'invito della Libreria Volante di Lecco e ci ha raggiunti giovedì 30 giugno alle 21. Mese chiuso nel migliore dei modi.
Mia mamma è la mia accompagnatrice ufficiale, non si smentisce mai, con l'entusiasmo di una ventenne si è lanciata ad occhi bendati, senza sapere nulla né dell'autrice né delle sue opere, con me in questa bella esperienza, così alle 18 siamo partite alla volta di Lecco.
Lecco è una ridente cittadina affacciata sul lago di Como, il centro con le sue vie e le sue piazze è raffinato e sempre vivo ad ogni ora.
Non per niente è stato scelto giovedì, che è il giorno in cui i negozi allungano l'orario di apertura fino alle 23. Nei punti strategici del centro si balla country, un dj improvvisato fa girare i suoi dischi, la gente si aggrega nei bar, entra ed esce dai negozi e avvolta da quell'euforia tipica delle sere d'estate, entra in un luogo magico, la Libreria Volante.
Scoperta per puro caso, grazie alla stessa Alice, che pubblicizzando l'incontro sulla sua pagina fb, mi ha dato la possibilità di trovare un nuovo posto nel mondo dove mi sono sentita immediatamente a mio agio.
E' una libreria diversa dalle altre, è originale, fichissima e qui i libri volano davvero! Per non parlare di chi la gestisce, Shanty, la "consigliera" frik che impregna l'aria con il suo amore per i libri e una coppia, presente solo il neo papà che ci ha fatti sbellicare dalle risate raccontando della nascita della sua bimba...Irma...non ci potevo credere, ma è una pura coincidenza. Per chi non avesse ancora letto il secondo volume che raccoglie gli sproloqui sagaci e un pò acidi di Vani, Irma fa parte del cast, è l'adorabile cuoca, e cliccando qui se ve la siete persa trovate la mia recensione al riguardo.
I libri volano, la proprietaria lavora la terracotta e ha disseminato le sue opere meravigliose per tutta la libreria, e lui, il neo papà, ci accoglie sorseggiando birra artigianale, che vende tra un libro e l'altro; anche questo contribuisce a rendere il luogo unico e perfetto per me, io adoro la birra artigianale!

Alice è puntualissima e arriva accompagnata da Elena, la cartomante "vestita da cocomero" ( qui ho riso di gusto), divoratrice di libri, con un adorazione per Vani e una nonna di novantaquattro anni che ricorda trame lette una vita fa e che ovviamente sa bene chi è la Dott. Sarca; Elena ha appunto il compito di presentare autrice e libro.
Inutile dire che l'accoppiata Alice/Elena è vincente, il botta e risposta mette tutti a proprio agio, l'atmosfera è divertita e rilassata, pendiamo dalle loro labbra.
Ho detto cartomante sì, il rito è questo, si legge il futuro del libro con i tarocchi e quello dei presenti che ne acquisteranno una copia, proprio come nel 2015 all'uscita di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome", recensione qui
Vista la fortuna che ha portato al personaggio è d'obbligo ripetere il giro di carte, che dà modo ai presenti di iniziare a familiarizzare con la storia.
In pochissimi conoscono già Vani, quindi gli spoiler sono vietatissimi fin da subito, ma la chiacchierata scivola via con domande curiose e risposte ironiche, Elena e Alice si alternano raccontando aneddoti esilaranti, sembra di stare ad uno spettacolo teatrale con la differenza che la loro sintonia è naturale, non c'è nulla di preparato e l'empatia con entrambe ci avvolge.
Come me anche Elena ha notato uno slancio dell'autrice in questo secondo volume, la storia risulta più approfondita, completa, godibile; Alice afferma di avere avuto più libertà di espressione rispetto al primo volume in cui è stata costretta a "trattenersi", del resto è redattrice da dieci anni, scrivere è il suo mestiere e nessuno glielo deve insegnare.
Le sue storie nascono quasi totalmente nella testa, in coda al semaforo le idee acquistano nitidezza tra un rosso e l'altro, prendendo qualche appunto e imprigionando la trama nella carta tutta d'un fiato grazie alla sua capacità invidiabile di scrivere velocemente. 
Antida, a cui Alice ha dedicato il libro, è la sua anziana padrona di casa e amica, con la quale, infischiandosene della differenza di età, esce per chiacchierare davanti ad una pizza. 
Con Antida le pizze si ordinano rigorosamente in due momenti diversi, prima una poi l'altra, dividendola a metà, in modo da mangiarla sempre calda...geniale direi no? 
Ed ecco colei che ha ispirato il personaggio di Irma. 
E Silvana Sarca? Esiste davvero, ed è una cara amica di Alice, anima dark da giovanissima, oggi mamma di Morgana e Ivano, i piccoli amici di Vani. Quanto la vorrei incontrare questa famiglia, diciamo che mi accontento di ritrovarli nel terzo romanzo che Alice ovviamente ha già consegnato a chi di dovere. Con un sospiro di sollievo e un urletto entusiata, ci conferma che il libro è stato approvato e a maggio del 2017 uscirà per Garzanti. (Mia standig ovation mentale).
Dopo un'ora e mezza esilarante si passa al firma copie, agli acquisti e soprattutto alla lettura dei tarocchi, non potevo sottrarmi e anche qui Elena ha sfoderato le sue capacità mediatiche leggendomi nel cuore.
Con un nuovo porto in cui attraccare, qualche nuovo libro in borsa, la birra e il cuore appagato, salutiamo Alice ed Elena, ci concediamo un gelato fresco e a braccetto torniamo alla nostra vita arricchita da questa bella esperienza condivisa.

Che serata ragazzi,
mi chiedo quando si decideranno a inventare il tasto rewind per la tastiera del pc,
sarebbe bello riavvolgere le parole 
e con loro l'ennesima bellissima gioia da bookblogger.
Buona giornata lettori e a prestissimo.

martedì 5 aprile 2016

Blogger report #5 Presentazione "Cercami nel vento" di Silvia Montemurro / Sperling & Kupfer


Sabato 2 aprile '16, il giorno dopo il mio trentasettesimo compleanno. 
Gironzolavo per il centro del mio bel paesello, e casualmente, (e sottolineo questo particolare semmai a mio marito venisse la brillante idea di leggere questo post), passavo davanti alla mia libreria di fiducia il "Piccolo principe", quando tra me e me mi chiedo se non fosse giusto farmi un regalino...
Voi che dite? Entro no? Ovvio!
Come sempre trovo Massimo ad accogliermi, il mio angelo dal profumo di carta e inchiostro, che smania per consigliarmi qualche nuovo titolo e dopo aver incartato quello che sarebbe diventato il suo regalo di compleanno per la sua lettrice del cuore, mi invita in libreria nel pomeriggio, per partecipare alla presentazione di "Cercami nel vento" di Silvia Montemurro. Potevo rifiutare???
Dall'uscita del romanzo ho letto molte recensioni positive, l'ho annotato in wishlist, l'ho lasciato un pò in disparte ma mai dimenticato, del resto si sa, per noi avidi lettori è difficilissimo riuscire a leggere tutto ciò che vorremmo, subito.
Adoro gli "incontri con l'autore", ancor più se non ho ancora letto il libro. Voi che ne pensate?
Io trovo che partecipare alla presentazione di un libro ancora da sfogliare, dia la possibilità di approcciarsi alla vicenda già con una buona dose di empatia, credo che ascoltare l'autore che racconta ciò che  ha racchiuso tra le pagine,  faccia innamorare della storia ancor prima di conoscerla.
Questo è ciò che è successo a me.
L'incontro è stato intimo, un piccolo salotto ricreato sul soppalco della libreria, e una storia narrata con semplicità e amore, quella di un'autrice e dei suoi personaggi.
Silvia scrive da sempre, fin da bimba, scrive racconti come pagine di diario che condivide con le persone che le vivono accanto. 
Legge e scrive Silvia, e all'età di diciotto anni chiude in un cassetto una storia...dopo dieci anni quel cassetto viene riaperto e il plico di fogli inviato con un grosso carico di speranza ad un agente letterario: "Silvia, riscrivi questa storia con la maturità e la consapevolezza che oggi ti appartengono".
Nasce così "Cercami nel vento".
Teo viene dal mare e a Silvia ricorda tanto un ragazzo di cui si era invaghita. Lui cataloga le persone con il suo Occhio di Santa Lucia, la "piccola porta" di casa di un mollusco chiamato Astrea rugosa, che secondo la tradizione sarda rappresenta un amuleto contro il malocchio.
Camilla è una ragazza di montagna, osserva i panni stesi che le evocano delle storie, annota tutto sulla sua moleskine, non solo gli impegni giornalieri, ma anche il vento che soffia fuori dalla finestra e quello che le soffia nel petto. Tanto di Silvia in lei.
«I miei protagonisti, come me, seguono il vento e ne riconoscono la potenza - ha aggiunto Silvia  -. C’è sempre una persona che “cerchiamo nel vento”, qualcuno che ci sfugge e che dobbiamo inseguire, qualcuno che non c’è più e che usa la brezza per sfiorarci ancora il volto». Fonte
Silvia ha una predisposizione particolare verso gli adolescenti, tiene corsi di teatro e di scrittura creativa nei licei e in "Cercami nel vento" tratta temi importanti, parla d'amore ma anche di malattia, di forza d'animo e nel suo romanzo ha trovato spazio l'associazione milanese B.live, che si occupa di organizzare attività con ragazzi affetti da malattie croniche.
«Dovevo descrivere una situazione di cui non sapevo quasi nulla - ha spiegato - e avevo bisogno di una mano. Per questo ho contattato B.Live, e loro mi hanno dato molto più di qualche consiglio: il mio progetto è piaciuto talmente tanto che abbiamo iniziato a collaborare. Adesso insegno scrittura ai ragazzi e mi auguro di continuare questo percorso: mi ha stupito l’energia positiva e la loro creatività». Fonte
Ho incrociato lo sguardo di Silvia e l'ho visto brillare, vivo, pieno; ho ascoltato la sua voce di vibrazioni positive, di belle parole, semplici, vere e coinvolgenti; le ho teso la mano e il piccolo Occhio di Santa Lucia, un dono inaspettato decorato da lei, mi ha solleticato il palmo; ho stretto la sua piccola mano fresca, quella che sicura ha battuto sulla tastiera del computer una storia che ho imparato ad amare ancora prima di leggere e che presto farò mia. 
Il tempo dissipato è perso...la fortuna di amare i libri è anche questa, fare incontri che ti arricchiscono, conservarli come un tesoro e vivere ogni momento al meglio, tra le pagine di un libro.
Grazie Silvia, ci sentiamo a pagina 360.

domenica 13 dicembre 2015

Blogger Report #4 "Presentazione in anteprima"


                                     
Buona sera miei cari Cuor di Lettori! Come state? Mannaggia è già domenica…Consoliamoci, ancora pochi giorni di lavoro e ne avremo qualcuno per dedicarci a noi. A proposito, che ne dite della mia veste natalizia? Io la trovo adorabile e colgo l’occasione per ringraziare Menta del blog Scribacchiando in soffitta, per il suo tempestivo intervento e la sua generosità.
Ma veniamo al tema di questo post, molto importante per me, e parliamo di incontri speciali, si proprio così, è ancora possibile nonostante tutto, conoscere persone che ti sanno stupire e che ti conquistano a prima vista, che ti fanno dire: “ok, fa per me.
                                      

Succedeva ieri, in un sabato qualunque che incontravo Rosalba Corti al museo di storia naturale di Morbegno, per la presentazione in anteprima per la Valtellina, della sua ultima fatica:
Titolo: Marte contro Venere – Storie vere e altre complicazioni dall’Universo Rosi / Autore: Rosalba Corti
Editore: Vanda Epublishing / In libreria: dicembre 2015 / Pagine: 200 / Prezzo: 9.90 €
Sinossi:  Federica allarga il letto, Penelope è la donna di scorta, Gina è single per legittima difesa, Stefania soffre di maschiofilia, Angelina s’innamora di uno stronzo, Giulia è Giulia e basta, Ludovica è l’amante del prete, Elena sa già che le farà male ma le piace tanto, Francesca attende un bacio, Rosi affronta la crisi del suo matrimonio. Dieci donne raccontano in prima persona l’esperienza del loro desiderio, mettendo a nudo la propria anima. Dieci storie autobiografiche, vere, oneste.
Poi ci sono loro, gli uomini. Giulio, che apre gli occhi su quel letto; Gabriel, che le ama entrambe; Giorgio, che si dà un tanto al kilo; e Lucio, Cesare, il papà di Giulia (il papà e basta), James, Max, Paolo, Clark Kent.
Ognuno guarda la realtà secondo la propria visuale. La donna con l’occhio destro, l’uomo con l’occhio sinistro, o viceversa. Poco importa, quando si parla d’amore bisogna usare tutti e due gli occhi, perché una risposta universale non c’è. Perché di fronte a una serratura, ciò che interessa è solo riuscire a trovare la chiave che la apre.
                                        


Rosalba detta Rosi, è una scrittrice di una semplicità che lascia senza fiato, un’oratrice spassosa e schietta. Sono volate le due ore che abbiamo passato in sua compagnia, abbiamo riso, ci siamo commossi, ma soprattutto abbiamo ascoltato una donna che parla di vita, quella vita che abita la nostra casa, o quella del nostro vicino.
E credeteci lettori, Rosi sa quello che dice, infatti, in collaborazione con il Resto del Carlino sezione Rimini (città in cui vive), cura una rubrica dedicata alle donne e agli uomini che hanno voglia di chiacchierare, di risposte, di un’opinione, che hanno bisogno di una sconosciuta che diventi confidente per un’ora. Queste persone si affidano a Rosi, alla sua sensibilità e sincerità e grazie a lei ritrovano quella leggerezza che si prova dopo aver “vuotato il sacco”.
Quindi cosa ci ha combinato la nostra Rosi? ( L’ho sentita mia a prima vista!) Ha avuto una geniale idea, , ha raccolto le parole e le esperienze di queste persone e le ha racchiuse tra le pagine di un libro, perché non c’è nulla di più bello della consapevolezza del leggere storie di vita vera.
Nel suo libro sono racchiuse le vicissitudini quotidiane dal punto di vista dell’emisfero femminile e maschile, Rosi ha fatto da giudice imparziale a:
Federica, che al risveglio da un intervento confessa al marito un paio di tradimenti; Penelope, colei che si accontenta delle briciole e non rompe i coglioni; Gina che non si fida di nessuno; Giorgio, colui che si affeziona solo alle cose; Stefania, affetta da maschiofilia (termine inventato proprio da Rosi e che presto troveremo anche nel vocabolario!); Angelina, innamorata dell’idea dell’amore; Giulia, che non trova nessun uomo all’altezza del padre; Ludovica innamorata di un prete. Per questa storia Rosi ha preso spunto dal fatto di cronaca accaduto ad Arezzo, tra Guerrina Piscaglia e padre Graziano e cambiando il finale le ha reso un pizzico di giustizia; Elena, che vive con lo specchietto retrovisore incorporato, aspettando sempre e comunque il suo ex; Francesca, quella di Paolo e Francesca, che attende un amore che non sboccerà mai.
E poi nell’ultimo capitolo ci sono loro, Rosi e Clark Kent, il suo superman, il suo tostissimo marito; si mettono a nudo dopo un periodo difficile della loro vita, il trasferimento del figlio a Venezia che porterà Rosi a scappare in cerca di sè stessa per superare la sindrome del nido vuoto, le difficoltà del ritrovarsi in due dopo tanti anni e reimparare a viversi come coppia. Sarà da piazza San Marco che scriverà al marito una lettera, mettendo tutto nero su bianco, e sarà lì che capirà quanto desidera tornare  da lui.
Che devo dirvi di più? Comprate il libro e leggete Rosi? Questo dovete saperlo voi, per quello che mi riguarda lo leggerò, lo recensirò e porterò nel cuore per sempre questo incontro e le giustissime parole di una Donna che ha aggiunto qualcosa di bello alla mia vita. Grazie Rosi!!!
Estratto dal romanzo
 Lei: “Il mistero più grande è perché due stanno insieme per una vita lasciando tratti di mare sommersi. Mi chiamo Rosi e non so nuotare. Abito da trent’anni in un luogo di mare, avrei dovuto imparare. Niente, non so stare a galla. C’è una gran quantità di cose che non so fare, spesso viaggio nella direzione opposta a dove dovrei andare. Incasso bene però.
Ieri lavavo il pavimento del bagno, lo straccio andava risciacquato. Mi sono chinata sul water come faccio di solito per strizzare il panno e la fede mi è scivolata giù per il tubo di scarico. Strano, ho le gambe gonfie, la pancia gonfia, sono in menopausa e non ho più una vita, figuriamoci un girovita. Le dita delle mani gonfie. Però l’anello se n’è andato…..Il terrazzo era pieno di cose ammassate dall’inverno,fradice, distrutte. Una volta c’era troppo vento, un’altra c’era tempesta, ed ecco che se ne stavano lì abbandonate, in cera di una soluzione. Anche loro. Come il mio matrimonio.
Una pentola incrostata da settimane adagiata vicino alla nostra poltrona del relax pomeridiano. Ho guardato fuori dalla finestra, un uccellino primaverile, un pettirosso presumo, si avvicinava alla pentola, sembrava volesse tirarsi su le alette per farmi capire che mi dovevo  dare una mossa.”
Lui: “Noi siamo questi ora, abbiamo attraversato il mare, un’esperienza che ha investito la profondità del nostro essere una coppia. Siamo salpati per quel viaggio che si chiama matrimonio e c’è voluta uan buona dose d’energia e di forza per imbarcarci nella nostra avventura. Ma l’abbiamo fatto, e l’affetto e la condivisione che ora le stanno stretti sono un punto d’arrivo per noi, non di non ritorno.
Resto a tavola con la bottiglia del vino che macchia la tovaglia. Tornerà e s’icazzerà per questo, lo so. Ma basta che torni. Me ne verso un pò in un bicchiere e me la immagino sul terrazzino a leggere, qui con me. Siamo una coppia e non solo una famiglia. Prima di partire le ho preso gli occhiali. Li ho puliti con uno straccino e ho tolto le impronte che da disordinata sempre lascia. Poi li ho rimessi lì, di fianco alla valigia. E’ partita infilandoseli in tasca.
Ho sperato che guardasse la nostra vita anche attraverso i miei occhi.”
Per oggi è tutto lettori, prendetevi cinque minuti, leggete questo post scritto con il cuore e ditemi che ne pensate, se il libro vi interessa e se anche avete avuto la fortuna di incontrare una persona “normale” e vera come Rosi. Vi abbraccio,                                                                                       


martedì 22 settembre 2015

Blogger Report #3 Intervista e Considerazioni

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Buona sera lettori, come ve la passate? Io ho fatto il mio dovere anche oggi, ma prima di ritirarmi nelle mie stanze con un buon libro, vorrei presentarvi un’autrice che stimo molto: Antonella Iuliano.

Se non la conoscete siete capitati nel posto giusto, perchè vi svelo un piccolo segreto, tra qualche giorno ci sarà un evento promozionale legato al suo primo  romanzo, Come petali sulla neve, che io ho avuto il piacere di leggere un pò di tempo fa e che ho molto apprezzato, ma nell’attesa vorrei condividere con voi il mio pensiero, su Antonella e il suo lavoro.

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Titolo: Come petali sulla neve - Autore: Antonella Iuliano - Editore: Genesis Publishing

Data di Pubblicazione: 10 giugno 2015 - Pagine: 200 - Prezzo 3.99 €

Sinossi: “Come petali sulla neve

  recisi dallo stesso fiore,

  sospinti da un impetuoso vento

  in remoti luoghi,

  ad appassir lontani.”

Il giorno in cui scrive questi versi, Philip Shannon sente di aver perso le poche certezze racimolate nella sua vita apolide. È seduto dietro una finestra con il cuore affranto e lo sguardo fisso sull’ultima neve di marzo.

La sua storia è iniziata soltanto pochi mesi prima, dietro un altro vetro, freddo e umido, a migliaia di chilometri di distanza. Una pioggia insistente, quel giorno, sferzava le strade dove raramente si era avventurato nei suoi lunghi anni trascorsi all’Istituto per orfanelli S. Vincent, in Irlanda del Nord.

La sua esistenza è una landa desolata dove la neve si è posata così a lungo e il freddo è tale da cristallizzare il passato, come nella fotografia che ha accidentalmente ritrovato nell’archivio dell’Istituto: l’immagine di due bambini troppo simili, e la certezza che uno dei due sia proprio lui, è tutto ciò che ha. Oltre il vetro e la pioggia, esiste qualcuno che è parte della famiglia che non ha mai avuto; qualcuno con il suo stesso aspetto; qualcuno a cui lui appartiene e che gli appartiene.  

Un viaggio a ritroso, tra molte ombre e pochissime luci, sembra destinato a concludersi in un vicolo cieco, ma la sensazione che qualcuno abbia voluto chiudere a doppia mandata ogni uscio che si affacci sulla verità è più forte.

Adesso Philip è in Inghilterra, dove l’hanno condotto i pochi indizi in suo possesso; ha nuovi amici ma anche più grandi amarezze, perché nulla è andato come si augurava.

Una resa può essere la migliore delle soluzioni se si tenta di scalare un muro inespugnabile di menzogne e si è costretti a farlo a mani nude, questo Philip lo sa bene il giorno in cui paragona la propria vita e quella del suo gemello ai petali di un fiore disfatto dall’impeto di una tormenta avvenuta oltre vent’anni prima e destinati forse a perdersi per sempre.

Un amore malato e un nuovo inverno, porteranno le risposte.

Il mio pensiero sul libro

Philip è il protagonista di questa favola moderna, che all’età di 23 anni, dopo essere rimasto orfano ed essere cresciuto in un orfanotrofio, scopre di avere un fratello gemello.

I destini scritti per Philip e Leo sono differenti: Il primo è cresciuto in solitudine e senza affetti, mentre il secondo ha avuto una vita agiata e viziata.

La sconcertante consapevolezza dell’esistenza del gemello, costringe Philip ad intraprendere un lungo viaggio alla ricerca della verità riguardante la sua famiglia,  e del motivo che ha costretto i genitori adottivi a separarli.

L’autrice ci conduce alla verità, narrando del coraggio di un ragazzo che si affaccia ad una nuova vita, trovando ad accoglierlo amicizia e affetto, ma lascia che sia proprio lui a raccontarci la sua storia, in prima persona: Philip instaura un rapporto colloquiale con il lettore facendolo sentire parte integrante del romanzo.

Lo stile semplice di Antonella, e l’accurata scelta delle parole, rende scorrevole e piacevole la lettura, mai noiosa, conquista pagina dopo pagina, obbligando il lettore a proseguire fino ad un finale inaspettatamente ricco. 

Detto questo, non posso che consigliarvi questa piacevole lettura, dove i sentimenti hanno lo spazio che meritano e danno voce a questa autrice ambiziosa che insegue un sogno, quello di scrivere e di deliziare con le sue parole noi lettori che proprio di quelle viviamo.

Antonella ha rilasciato una bella intervista per noi, basteranno poche parole alla sua anima delicata per delinearsi ai vostri occhi e se volete conoscerla meglio potrete trovarla qui e qui.

Intervista

1- Quando e dove hai cominciato a scrivere, e da cosa hai cominciato? Quando hai scritto il tuo primo libro?

Ciao Cuore, innanzitutto grazie per l’ospitalità. Il mio rapporto con la scrittura si è palesato in maniera più evidente soltanto negli ultimi anni, quando sgravata da ogni altro impegno, in un periodo di stasi della mia vita, ho capito che era giunto il momento di provare a comporre qualcosa di mio da proporre a un pubblico di lettori. Precisamente nel settembre del 2011 ho iniziato a scrivere davvero e senza indugi il mio primo romanzo, “Come petali sulla neve”, ma in realtà inseguivo questa storia da oltre un decennio. Un periodo piuttosto lungo in cui il romanzo ha preso forma nella mia testa e in alcuni fogli scritti a penna; si trattava di tentativi che abortivo dopo pochi capitoli. Riuscire a farne un vero romanzo, in quegli anni, aveva per me il valore di un sogno nel cassetto. Scrivevo lunghe lettere, diari o raccolte di pensieri. Sono stata un’allieva che a scuola amava più di tutto i temi e disegnare. Da bambina ero solita esprimermi con il disegno, arte che poi ho abbandonato da adolescente quando ho cominciato a leggere romanzi e a desiderare di scriverne uno. I fogli bianchi per me hanno sempre avuto un grande fascino. Il dove si riduce alla mia scrivania, circondata dai miei libri.

2- Quali sono state le persone che hanno creduto in te?

Sono sempre stata molto riservata in merito e nemmeno in famiglia sapevano di questa mia ambizione. A parte qualche amica con cui posso averne parlato, e che mi ha incoraggiato a provarci e ancora mi sostiene, questa dei romanzi è una faccenda prettamente mia, e in fondo mi sta bene, io incarno perfettamente lo stereotipo dello scrittore solitario. Ovviamente sono grata all’Editore che leggendo la mia storia ha deciso di darmi un’opportunità, significa che ha creduto in me.

3- Ci sono cose, luoghi o persone che ti danno l'ispirazione o le tue storie sono di pura fantasia?

Le mie storie cercano di raccontare la vita, soprattutto nella sua crudezza. La scelta dei luoghi è dettata principalmente dai miei gusti. Di norma mi piace tutto ciò che è inglese e russo, quindi i miei romanzi, almeno per ora, si muovono sullo sfondo di queste due terre. Amo profondamente la letteratura di questi due paesi e di riflesso provo a imprimere alle mie storie qualcosa che abbia il loro sapore, il loro fascino, il loro background. Io sono il classico scrittore in fuga dal posto di provenienza. Per quanto riguarda i personaggi, non prendo mai spunto dalla realtà che mi circonda, ma piuttosto dagli eroi e dalle eroine dei romanzi che leggo. Fortunatamente sono in grado di forgiare un personaggio con tutte le caratteristiche annesse; non ho bisogno delle storie melodrammatiche di taluni - a volte mi è successo - che pensano di potermi raccontare il loro vissuto tanto poi io, impressionata, lo metterò nero su bianco… non è così che funziona la scrittura per me. Ho un’anima gravida di parole e d’immagini mie, poi che richiedano studio e applicazione per dar loro una certa forma è un altro conto.

4- Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittrice sei?

In linea generale mi ritengo una persona molto metodica, ordinata e precisa; mi piace avere sempre tutto in ordine, ma la scrittura è fondamentalmente un istinto, un impulso, e come tale soverchia le regole. Non mi costringo a scrivere, non programmo scalette, né stabilisco ore e giorni in cui sedermi alla scrivania. Lo faccio quando urge, quando le dita mi prudono perché l’eccitazione della mia mente è tale da non poter resistere. Scrivendo ho imparato che quando inizi una storia, le cose non sempre si evolvono come magari avevi pensato di fare in un primo momento; improvvisamente sul foglio nascono nuove idee, situazioni, personaggi che non avevi previsto. Devi forgiare come un Dio creatore. È il bello della scrittura. Oggi rileggo i miei testi molte volte, li controllo fino alla nausea, tolgo la zavorra che nell’impeto della scrittura si accumula, ed è questa la vera fatica.

5- Segui orari/abitudini?

Di solito scrivo la sera sul tardi per tirare anche fino alle tre del mattino. È la notte il momento migliore e finché posso permettermelo, lo faccio. Come abitudini, specie durante l’inverno, mi piace avere accanto una tazza fumante di tè, ovviamente inglese.

6- Hai un luogo/stanza dove preferisci scrivere?

La mia camera che si trova in una mansarda. Il sottotetto è ideale, intimo per scrivere; spesso mi ricorda la soffitta di qualche poeta ottocentesco, a un palmo dal cielo. Finora le mie storie sono nate tutte lì.

7- Hai rituali “propiziatori” che segui?

No, nessuno.

8- Come e quando ti sei resa conto di essere una scrittrice?

Io preferisco definirmi solo autrice perché il titolo di “scrittrice” per me vuol dire avercela fatta, vedere le proprie storie in ogni libreria, magari campare grazie ad esse e continuare a scrivere perché quello è il mio mestiere, non un altro. Sebbene sia durissima, questo è ciò per cui oggi lotto.

9- L’emozione del tuo primo libro pubblicato?

Enorme, unica. Credo di non essermi mai sentita così piena di senso come il giorno in cui il mio romanzo è divenuto realtà. È uno strano orgoglio, forse simile al diventare madre, ma con la consapevolezza che questo figlio di carta l’hai concepito da sola, senza nessun altro, e che nel migliore dei casi potrà vivere più a lungo di qualsiasi figlio di carne. Io credo fortemente nell’immortalità dei romanzi, se non ci credessi, smetterei di scrivere. L’unicità di quell’emozione è legata principalmente a questa mia convinzione.

10- Ci consigli un libro non tuo?

Ne avrei molti, ma colgo l’occasione per consigliare un autore che mi ha davvero conquistato, una vera rivelazione per me che amo i romanzi storici, sto parlando di Simon Sebag Montefiore e nello specifico del suo romanzo Sašenka; un vero capolavoro.

11- L’elettronica (eBook) sta sempre più sostituendo i libri cartacei e il piacere del profumo della carta e del fruscio delle pagine. Cosa ne pensi?

A costo di apparire antica, confesso di non avere un lettore e-reader, di non aver mai letto un e-book e di non avere nessun desiderio di iniziare a leggere in digitale. Io amo la carta, la sua consistenza, il suo odore. I libri non li prendo nemmeno in prestito, li compro, li colleziono. Posso rinunciare a mille altre cose pur di collocare il romanzo desiderato nella mia libreria. Un file su una libreria virtuale non è la stessa cosa, non per una con una visione romantica come la mia. Questo ovviamente da lettrice, ma da autrice ho dovuto accettare l’idea del digitale, perché oggi funziona così e se stai cercando i tuoi sbocchi in questo campo, devi adeguati anche a innovazioni come gli ebook, non puoi chiuderti le porte da sola.

12- Scrittori si nasce o si diventa? Quali consigli ti senti di dare a chi insegue il sogno di fare lo scrittore?

Io credo che non ti alzi una mattina e decidi di scrivere romanzi, quando lo fai, è perché in te c’è un meccanismo innato che nel tempo ti porta a desiderare di farlo; un talento, latente o palese, che a un certo punto pretende di venire fuori, ma ci vogliono esercizio, notti insonni: come ogni cosa nella vita anche la scrittura richiede sacrificio. Nasci con un talento, ma se non lo coltivi, non porterà frutto.

Il consiglio che mi sento di dare è quello di leggere il più possibile e di seguire solo la propria ispirazione, non gli altri. Se io conosco il mio genere, non vado a scriverne uno che non mi appartiene solo perché magari in quel momento vende di più. Bisogna rimanere fedeli a se stessi per essere credibili.

13- Quando leggi, dove e quali sono i generi che prediligi?

Leggo a qualsiasi ora ormai, in camera o in salotto. Quando esco, un libro è la prima cosa che metto in borsa. Devo dire che la scrittura ha ridotto il tempo delle mie letture, quindi ci sono periodi in cui leggo tanto e altri meno. Amo i classici dell’Ottocento, soprattutto russi e inglesi, ma non disdegno neanche i romanzi francesi. Adoro i romance storici contemporanei se ben fatti, mentre non gradisco la letteratura americana, i fantasy e i romanzi rosa. Mi piace leggere anche qualche buona raccolta di poesia.

14- Stai scrivendo qualcosa in questo periodo? Se possibile dammi un accenno.

In questo periodo sto lavorando a una revisione del mio secondo romanzo, “Charlotte”, che vorrei rieditare il prima possibile in una versione più curata della precedente. Ho pronto un terzo romanzo di ambientazione russa, si tratta di un romance storico, ma mi sono presa del tempo prima di pensare a un’eventuale pubblicazione, forse perché si tratta del mio lavoro più lungo e complesso, e voglio valutare bene ogni aspetto. Mi piacerebbe riuscire a scrivere, nei prossimi mesi, un’opera in cui fondere prosa e poesia, perché quest’ultima è parte del mio scrivere. In fondo, diceva qualcuno, la miglior prosa è fatta di poesia.

Grazie Antonella, buon lavoro e scrivi, scrivi tanto che io aspetto con ansia il tuo nuovo romanzo!

Cari lettori, ditemi, conoscete questa autrice e il suo romanzo? Aspetto i vostri commenti e vi auguro una buona notte.

firma francy

sabato 18 luglio 2015

Blogger report #2 "La reputazione di un Vero Lettore "

Buongiorno lettori e buon sabato, anche oggi sono mattiniera...o meglio diciamo che non riesco a dormire...sono le 5, mio marito ronfa beato e io che faccio? Solitamente mi alzo e appoggio il sederone sul divano ( l'unico momento in cui la televisione tace) e leggo.
L'intenzione era quella, ma mi stavo chiedendo: "Quante sono le persone che se non riescono a dormire leggono?" "E quante accendono la tv?" La risposta è scontata, la televisione va per la maggiore.
E' risaputo che noi del sesso forte ( ovvio le donne!) leggiamo più dei maschietti, al nord si legge più che al sud, con il Trentino in testa, ma praticamente gli italiani hanno una media di tre libri all'anno...i lettori forti in Italia sono solo il 15%...che tristezza però eh?
Sarebbe bellissimo se tutti, alla fine della giornata, dedicassero almeno un'ora del loro tempo alla lettura invece che alla televisione...ma del resto leggere deve piacere e appassionare.
Non posso certo competere con alcuni miei "colleghi" che non leggono meno di dieci libri al mese, ma mi reputo una Vera Lettrice e sono orgogliosa dei miei 36/40 libri l'anno e forse di quella piccola fetta di lettori, la maggior parte somiglia a me, gli impegni sono tanti e il tempo purtroppo sempre poco, ma da cosa si riconosce un Vero lettore?
Eh si avete visto bene, Cuore Zingaro l'anti-liste, ha stilato un elenco di dieci punti che calza a pennello per voi, e per lei, date un'occhiata!
 
1- Appuntamento fisso
Nell'arco della giornata sono tante le cose a cui pensare, le cose da fare, i problemi da affrontare: ma un Vero Lettore, tra un impegno e l'altro ha un appuntamento fisso segnato in rosso sull'agenda, a cui non può assolutamente mancare. Rimandare a domani? Non scherziamo su, noi Veri Lettori rischieremmo un attacco di panico, abbiamo diritto alla nostra ora d'aria giornaliera, perciò, spegnete il mondo, io leggo!
2- Assaporare la lettura
Ogni libro ha un suo sapore, dolce, amaro, frizzante...perdersi leggendo è come leccare un gelato, prendere un caffè senza zucchero o sorseggiare bollicine...ogni lettura lascia un gusto diverso da quella precedente, che soddisfi e il libro resterà per un tempo indefinito sul nostro comodino, o deluda e avremo il desiderio di gettarlo dalla finestra, ogni libro lascia il segno a modo suo, il momento della lettura è "il più buono della giornata".
3- Rileggere e fare propri alcuni passaggi
Il Vero Lettore è quello con la matita sull'orecchio, che legge un passaggio, lo rilegge, lo sottolinea, attacca  un post-it per non perderlo, lo comunica a mezzo mondo su fb e lo fa suo, diventa un motto, una piccola parte di sé, che ad ogni rilettura lo stupisce.
4- Personaggi
Sono l'asse portante di ogni storia, i Veri Lettori lo sanno.
Alcuni li amiamo e daremmo qualsiasi cosa per un incontro vis-à-vis , altri li odiamo e se potessimo li cancelleremmo dalla trama, ci sono quelli che ci urtano, che anche il solo nominarli ci rende insofferenti e quelli che ci fanno ridere, che in una giornata storta ci risollevano il morale, quelli inutili che ti domandi: "Che ci sta a fare qui? Pussa via, vai a non far niente in un'altra storia! E quelli che ti stanno addosso come un abito cucito su misura...che sei tu, e non c'è altro da aggiungere.
5- Leggere ovunque
Il Vero Lettore non ha paura di occhi indiscreti, di luoghi affollati, non gli frega niente di fare code interminabili, che sia dentro casa o fuori, ogni luogo è adatto, tanto quando legge è sempre da un'altra parte, apre il suo libro, chiude fuori il resto e si prega di non disturbare.
6- Conquista del tempo
Ok, noi Veri Lettori abbiamo un appuntamento fisso con i libri e da quello non si scappa, ma siamo abili creatori di tempo, ritagliamo nei momenti più impensati della giornata, attimi preziosi, e fossero anche solo pochi minuti, sono per noi un'abile conquista, di cui essere fieri.
7- Libreria
E' il mondo del Vero Lettore, il luogo per eccellenza, la meta.
Almeno una volta al mese, il Vero Lettore DEVE entrarci, che sia una libreria in centro oppure on-line, e NON PUO' uscire a mani vuote, si sentirebbe in colpa. L'odore di carta e inchiostro che aleggia nelle librerie è vitale, è una dipendenza. Aggirarsi per gli scaffali, scovare nuove letture e chiedersi: "Perché non è nella wishlist?" Chiedere consiglio ad un libraio esperto e farsi convincere. Passeggiare per le vie di città sconosciute e scovare una libreria non ha prezzo per il Vero Lettore, il miglior souvenir da riportare a casa è sempre e comunque un libro.
8- Accumulo compulsivo
In casa di un Vero Lettore l'arredamento essenziale sono gli scaffali, i ripiani, le mensole, le librerie a terra o sospese, l'importante è avere lo spazio per i tanti, tantissimi libri letti e in attesa di essere letti. Non ci stanchiamo mai di comprarli, di guardarli, ti tenerli tra le mani e di chiederci se in questa vita li leggeremo mai tutti. Siamo fieri accumulatori compulsivi, lo shopping libresco è tutto, e la soddisfazione di rientrare a casa e riporre i nuovi acquisti è indescrivibile...e già pensiamo alla prossima incursione in libreria.
9- Il piacere della scelta
Noi Veri Lettori smaniamo sempre per finire un libro, perché per quelli come me che non seguono una lista precisa, c'è un momento speciale tutto nostro che non condividiamo con nessuno. Quel lasso di tempo che intercorre tra la fine di un libro e l'inizio della lettura successiva è il momento della scelta. E' un mix di tante cose e tanti fattori lo influenzano: il finale appena letto, una cover, un incipit particolarmente d'effetto, un consiglio che salta in mente, il tempo d'attesa di un volume e......l'istinto.
Può sbagliare o fare centro, ma in qualsiasi caso, per quello che riguarda me è sempre colui che la vince.
10- Condivisione
Non c'è nulla di più appagante per un Vero Lettore del condividere con anime simili a lui le letture.
Quanto è bello discutere di un libro con qualcuno che lo ha letto? La trama, i personaggi, lo stile, l'ambientazione, diventano l'argomento principale tra due Veri Lettori, che abbandonano i discorsi futili o troppo impegnativi per "colorare" la piatta quotidianità. E quanto è bello stressare un lettore che sia un parente o un amico per convincerlo a leggere un libro che ci ha colpiti? Bellissimo!   Rischiamo insulti di ogni genere, ma la soddisfazione di un buon consiglio dato e apprezzato è impagabile.
 
Ho dimenticato qualcosa? Aggiungete senza paura, ormai tanto è risaputo, siamo da neuro noi Veri Lettori...Charles Montesquieu ha detto "Non ho avuto mai un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato", quale meravigliosa verità? Buon weekend a tutti, alla prossima.